Trump attacca gli Houthi, raffica di raid nello Yemen: “Fermatevi o sarà l'inferno”
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Redazione Esteri
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Donald Trump ha aperto un nuovo fronte nello scacchiere mediorientale, ordinando una serie di raid aerei contro le postazioni degli Houthi nello Yemen, con l’obiettivo dichiarato di colpire il loro arsenale militare e inviare un chiaro messaggio all’Iran, considerato il principale sponsor del gruppo ribelle. L’attacco, che ha coinvolto anche la capitale Sanaa, è stato annunciato dallo stesso presidente statunitense sulla sua piattaforma Truth, dove ha definito l’operazione come una risposta decisa e potente alla campagna di violenza e pirateria condotta dagli Houthi contro navi, aerei e droni americani e di altri paesi.
Secondo fonti locali, il bilancio dei raid statunitensi sarebbe salito a 13 morti, con almeno nove feriti, come riportato dal ministero della Salute yemenita e ripreso dal canale televisivo Al Yemen. Gli attacchi, che hanno preso di mira infrastrutture e depositi di armi, si inseriscono in un contesto già estremamente teso, segnato da oltre 100 attacchi lanciati dagli Houthi a partire da novembre 2023 contro navi commerciali e militari, molte delle quali legate a Israele, Stati Uniti e Regno Unito. Il gruppo ribelle, che controlla gran parte del nord dello Yemen, ha giustificato le proprie azioni come una forma di solidarietà verso i palestinesi, in risposta al conflitto tra Israele e Hamas a Gaza.
La mossa di Trump, che arriva a poche ore dall’eliminazione in Iraq di Abu Khadijah, capo locale dell’Isis, sembra segnare un’ulteriore escalation nella strategia americana di contrasto ai gruppi armati nella regione. L’azione militare, oltre a colpire direttamente gli Houthi, mira a indebolire l’influenza iraniana nello Yemen, Paese da anni teatro di una guerra civile che ha causato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.
Gli Houthi, che controllano Sanaa dal 2014, hanno reagito con durezza agli attacchi, promettendo ritorsioni e ribadendo il loro sostegno alla causa palestinese. Tuttavia, la portata dei raid statunitensi, che hanno distrutto parte del loro apparato bellico, potrebbe limitare la capacità operativa del gruppo nel breve periodo.
La decisione di Trump di intensificare la pressione militare nello Yemen arriva in un momento delicato per gli equilibri mediorientali, con l’Iran già sotto scrutinio per il suo programma nucleare e il sostegno a gruppi armati in tutta la regione. L’amministrazione americana, che ha più volte accusato Teheran di alimentare il conflitto yemenita, sembra intenzionata a sfruttare questa operazione per ridurre il margine di manovra della Repubblica Islamica, senza però aprire un confronto diretto.
Mentre il Pentagono valuta i risultati dei raid, le conseguenze umanitarie degli attacchi rischiano di aggravare ulteriormente la già disastrosa situazione nello Yemen, dove milioni di civili dipendono dagli aiuti internazionali per sopravvivere. La distruzione di infrastrutture chiave, come depositi di carburante e impianti idrici, potrebbe avere un impatto devastante sulla popolazione, già stremata da anni di guerra e carestie.
L’azione militare statunitense, se da un lato dimostra la volontà di Washington di rispondere con forza alle provocazioni, dall’altro solleva interrogativi sulle possibili ripercussioni regionali, in un contesto in cui ogni mossa rischia di innescare reazioni a catena. Gli Houthi, nonostante le perdite subite, hanno dimostrato di saper resistere a pressioni militari ben più consistenti, mentre l’Iran potrebbe rispondere intensificando il proprio sostegno ai gruppi alleati in Yemen e altrove.




