Inter, il grande salto: 8 sul Milan e la rimonta diventa un miraggio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il brivido della sera prima, quel sabato maledetto in cui l’Atalanta aveva gelato San Siro nel finale, si è trasformato nella quiete dopo la tempesta. Quando domenica sera le lancette hanno smesso di girare, l’Inter si è ritrovata non solo con le ossa intatte, ma con un gruzzolo più sostanzioso in cascina: otto lunghezze di vantaggio sul Milan, fermato dalla Lazio all’Olimpico con un guizzo di Isaksen, e nove sul Napoli di Spinazzola e Conte, abile a vincere ma pur sempre terzo. Una di quelle domeniche, per usare un’espressione cara agli sportivi, da incorniciare, soprattutto se si considera che appena ventiquattro ore prima l’incubo di vedere il distacco dimezzato era parso fin troppo concreto.

Perché la paura, a dirla tutta, era stata tanta. Il pareggio subito in extremis dai bergamaschi, con quel gol che sapeva di beffa, e le polemiche arbitrali che ne erano seguite – con le bocche cucite esposte come segno di protesta silenziosa – avevano gettato uno spesso velo di nervosismo sull’ambiente nerazzurro. Ma la domenica, si sa, porta consiglio e, soprattutto, porta i risultati degli altri. La sconfitta del Milan sul campo della Lazio, maturata grazie a una rete del danese Isaksen che ha punito ancora una volta i rossoneri, ha ribaltato la prospettiva: il potenziale -5 si è magicamente trasformato in un +8 che, a nove giornate dalla fine, ha il sapore pesante della pietra tombale sulle speranze di rimonta di chiunque.

La notte di Roma e la fotografia di una classifica che non mente

Nella capitale, intanto, la Lazio di Baroni confermava le sue ottime credenziali europee, ma il dato che più premeva ai piani alti di Viale della Liberazione era un altro. L’esultanza di Pedro e di Cristian Chivu, il tecnico che ha raccolto un’eredità pesantissima sulla panchina dell’Inter, fotografava perfettamente lo stato d’animo di chi, al termine del weekend più teso della sua breve carriera da allenatore, si è ritrovato con un vantaggio lievitato. E pensare che il Napoli, trascinato da un ritrovato Spinazzola, aveva fatto il suo dovere, ma senza riuscire a impensierire realmente il trono dei campioni d’Italia. Il +9 sui partenopei, sebbene questi ultimi possano teoricamente vincere tutte le restanti partite, rappresenta un’ipoteca difficile da discutere, almeno sulla carta.

Allegri e il Milan, l’obiettivo Champion che ridimensiona le ambizioni

C’è poi un altro aspetto, forse meno appariscente ma ugualmente significativo, che emerge dalle pieghe di questo ventinovesimo turno. Mentre le stelle di Leao e Pulisic faticavano a brillare sotto il cielo di Roma, Massimiliano Allegri, con la sua consueta pragmaticità, tornava a ricordare che il vero obiettivo stagionale dei rossoneri era e resta la qualificazione alla prossima Champions League. E a nove giornate dal termine, il Milan, pur secondo in classifica, guarda con un occhio di riguardo a ciò che accade alle sue spalle: il vantaggio sulla Juventus, quinta, è di sette lunghezze, mentre il distacco dalla capolista Inter è rimasto fermo a otto. Insomma, se i conti in tasca ai rossoneri li fanno in via Turati, il bicchiere appare mezzo pieno più per la rincorsa all’Europa che per l’aggancio al Titolo. I digiuni dei bomber e la marcia altalenante di alcune big disegnano una classifica che, per quanto fluida, sembra aver già emesso una sentenza implicita.

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