Sub morti alle Maldive, le autopsie: deceduti per anossia, esclusi avvelenamento e squali
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Redazione Interno
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Sono morti per anossia, ovvero per la totale mancanza di ossigeno. È questa la conclusione contenuta nella relazione degli esperti nominati dalla procura di Busto Arsizio su mandato della procura di Roma, che hanno eseguito le autopsie sui cinque sub italiani deceduti il 14 maggio durante un’immersione nella grotta dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Gli accertamenti medico-legali, condotti il 25 e 26 maggio all’ospedale di Gallarate, in provincia di Varese, hanno riguardato i corpi rientrati in Italia dopo complesse operazioni di recupero.
Le vittime della tragedia
Nell’incidente hanno perso la vita Monica Montefalcone, professoressa associata di Ecologia all’Università di Genova nonché volto noto in televisione, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato in Biologia marina Federico Gualtieri e il capobarca e guida subacquea Gianluca Benedetti, originario di Padova e da anni residente nell’arcipelago. Il gruppo si trovava alle Maldive per una missione di ricerca sui coralli molli, attività che secondo l’ateneo ligure non comprendeva tuttavia l’esplorazione della grotta.
Cosa hanno stabilito gli esami autoptici
I consulenti incaricati hanno escluso che il decesso sia stato provocato da un attacco di squali, presenti in quelle acque, o da sostanze tossiche. Gli esami tossicologici non hanno evidenziato la presenza di elementi capaci di provocare la perdita di coscienza o di alterare le condizioni dei subacquei. La causa del decesso è da ricondurre all’esaurimento completo dell’aria disponibile nelle bombole. I cinque si trovavano a circa 60 metri di profondità, ben oltre il limite generalmente consentito per le immersioni ricreative, che alle Maldive si attesta intorno ai 30 metri.
Il nodo della dinamica ancora da chiarire
Se il dato medico-legale stabilisce come siano morti, non risolve ancora il quesito centrale dell’inchiesta: perché il gruppo sia rimasto all’interno della cavità per un tempo superiore a quello compatibile con l’autonomia delle bombole. Tra le ipotesi considerate dagli investigatori figura quella di un possibile disorientamento durante l’immersione, circostanza che avrebbe impedito ai sub di ritrovare l’uscita in tempo utile.
A rendere più complessa la ricostruzione concorrono la conformazione della grotta, caratterizzata da passaggi e camere sotterranee, e le condizioni meteomarine non ottimali presenti in quella giornata.
Gli accertamenti tecnici in corso
Le conclusioni definitive potranno arrivare soltanto dopo il confronto tra gli esiti delle autopsie e i risultati delle analisi sull’attrezzatura recuperata. Sotto esame ci sono le bombole, i computer subacquei, gli strumenti da polso e le telecamere GoPro utilizzate durante l’immersione. Alla consulenza hanno preso parte il medico legale Luca Tajana e la tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell’Università di Pavia, oltre a Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea.
La procura di Roma procede per omicidio colposo e dovrà stabilire se vi siano state responsabilità nell’organizzazione dell’immersione e nelle autorizzazioni concesse.
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