Bce: inflazione sopra il target fino a metà 2027, l'economia tiene ma deficit e spesa per interessi salgono
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L'economia dell'area euro mostra una tenuta migliore delle attese, ma il quadro dell'inflazione resta segnato da forti pressioni al rialzo. È quanto emerge dal Bollettino economico della Banca centrale europea, il primo pubblicato dopo il rialzo dei tassi di interesse deciso nella riunione del 10 settembre 2026.
Secondo Francoforte, i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina hanno determinato un «ulteriore aumento del profilo dei prezzi dell'energia», con un'accelerazione al 14,3 per cento in agosto dal 10,3 per cento di luglio e un «ingente contributo proveniente dai margini di raffinazione». Una dinamica che, sottolinea l'Eurotower, «è probabile che mantenga l'inflazione complessiva ben al di sopra dell'obiettivo fino alla prima metà del 2027».
Le proiezioni sull'inflazione e la stretta monetaria
Nello scenario di base delle proiezioni macroeconomiche di settembre, l'inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0 per cento nel 2026, al 2,5 per cento nel 2027 e al 2,1 per cento nel 2028. L'inflazione al netto delle componenti energetica e alimentare sarebbe pari al 2,5 per cento quest'anno, al 2,6 per cento il prossimo e al 2,3 per cento nel 2028. La Bce si attende inoltre «che i rincari dell'energia si trasmettano gradualmente alla componente dei beni alimentari e a quella di fondo».
Il ritorno verso l'obiettivo del 2 per cento è atteso «verso la fine del 2027, favorito dagli effetti dei più elevati tassi di interesse». La decisione del Consiglio direttivo di innalzare di 25 punti base i tre tassi di riferimento, con decorrenza dal 16 settembre, riflette l'impegno a garantire che l'inflazione si stabilizzi sull'obiettivo a medio termine. L'istituto conferma un approccio «guidato dai dati» e «non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi».
La crescita dell'eurozona resiste allo shock energetico
Sul fronte dell'attività economica, la Bce rileva che l'eurozona «ha mostrato capacità di tenuta nel secondo trimestre del 2026, nonostante le circostanze sfavorevoli determinate dallo shock energetico». Tale andamento sarebbe proseguito nel terzo trimestre. Il vigore degli investimenti legati all'intelligenza artificiale ha compensato le difficoltà causate dal conflitto in Medio Oriente, mentre il settore manifatturiero continua a registrare risultati solidi nel contesto della maggiore spesa pubblica per difesa e infrastrutture.
La fiducia dei consumatori ha segnato un recupero dai bassi livelli raggiunti, contribuendo alla ripresa dei servizi dallo shock energetico iniziale. Nel medio periodo i consumi dovrebbero essere sostenuti dalla graduale flessione dei prezzi dell'energia e dal vigore del mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione invariato al 6,4 per cento a luglio. Le prospettive di crescita sono state riviste al rialzo rispetto alle proiezioni di giugno: il prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi allo 0,9 per cento nel 2026, all'1,4 per cento nel 2027 e all'1,5 per cento nel 2028.
Deficit pubblici in peggioramento e spesa per interessi in aumento
Il Bollettino dedica ampio spazio anche al quadro della finanza pubblica. La Bce prevede «un peggioramento del saldo di bilancio delle amministrazioni pubbliche dell'area dell'euro, con un disavanzo che nel 2027 raggiungerà un picco ben al di sopra della soglia del 3 per cento». Il deficit dovrebbe registrare «un brusco aumento al 3,6 per cento del Pil nel 2026» dal 3,0 per cento del 2025, «e raggiungere un picco del 3,7 per cento nel 2027, per poi diminuire in misura marginale al 3,6 per cento nel 2028».
Gran parte del peggioramento, si legge nel documento, dovrebbe verificarsi nel 2026 «di riflesso all'allentamento dell'orientamento della politica di bilancio». Sul fronte del costo del debito, «si prevede che la spesa per interessi aumenti di 0,2 punti percentuali di Pil nel 2026 e di ulteriori 0,3 punti percentuali in termini cumulati nel biennio 2027-2028». Di conseguenza, nell'orizzonte temporale di proiezione il rapporto tra debito e Pil dell'area euro dovrebbe seguire un andamento crescente, raggiungendo «un livello appena inferiore al 90 per cento del Pil nel 2028».
I rischi sulle prospettive e il quadro internazionale
Le prospettive «si confermano molto incerte, con rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita economica». Riguardo allo shock energetico, i nuovi scenari elaborati dagli esperti illustrano l'ampia varietà degli andamenti che crescita e inflazione registrerebbero al variare delle ipotesi su intensità e durata dello shock, nonché sui suoi effetti indiretti e di secondo impatto.
Lo shock energetico potrebbe intensificarsi ancora e gli effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero risultare più pronunciati rispetto alle attese correnti; in particolare, i prezzi del gas potrebbero aumentare nel caso di ulteriori interruzioni degli approvvigionamenti o di un inverno insolitamente rigido in concomitanza con ridotti livelli delle scorte. Nuove tensioni commerciali potrebbero inoltre determinare una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali e inasprire i vincoli di capacità produttiva.
Sul fronte opposto, l'inflazione potrebbe risultare inferiore se gli attuali conflitti geopolitici si risolvessero in modo duraturo, oppure se gli effetti indiretti derivanti dal recente shock ai prezzi dell'energia si dimostrassero meno pronunciati di quanto anticipato.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
