La riforma della giustizia passa in Senato: confermati i poteri del presidente della Repubblica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Senato ha approvato la riforma della giustizia, che tuttavia non modifica i poteri del presidente della Repubblica in quanto capo del Consiglio Superiore della Magistratura. Il testo, fortemente voluto dal ministro Carlo Nordio, introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, una misura che ha diviso la politica e sollevato critiche da parte dell’opposizione.

Laura Boldrini, deputata del Pd, ha definito la riforma "una bandiera, un'azione punitiva contro il potere giudiziario", sostenendo che non affronti i veri problemi del sistema, come i tempi lunghi dei processi. "Ci sarebbero tante cose da fare per rendere la giustizia più efficiente – ha aggiunto – ma questi temi non sono toccati".

Nordio, intervistato dal Tg3, ha invece ribadito che la riforma era necessaria per "coerenza con il sistema processuale penale", sottolineando come il provvedimento rappresenti una continuità con il modello accusatorio voluto da Giuliano Vassalli. "Spero – ha aggiunto – che non si trasformi in uno scontro politico, ma rimanga sul terreno tecnico".

Intanto, la maggioranza procede con altri interventi correlati: il Consiglio dei ministri ha varato il piano per l’edilizia penitenziaria 2025-2027, stanziando 758 milioni per la creazione di 15.000 posti. La premier Giorgia Meloni ha definito la riforma "un passo importante per rendere equo il sistema", mentre resta da valutare l’impatto concreto delle nuove norme sull’organizzazione giudiziaria.

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