Marco Bezzecchi si prende la Thailandia: sua la prima pole del mondiale, Marquez secondo a un soffio
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Redazione Sport
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Il circus della MotoGP ha aperto i battenti della stagione 2026 sul filo dei millesimi, e lo ha fatto all'insegna del sigillo italiano e della conferma del potere Aprilia. Sul catino rovente del Chang International Circuit di Buriram, Marco Bezzecchi ha letteralmente dettato legge, infilando la sua RS-GP ufficiale davanti a tutti e conquistando quella che per lui rappresenta la decima pole position nella classe regina. Il portacolori del team di Noale, che già nelle prove libere aveva fatto segnare il nuovo record della pista, ha replicato le sensazioni mostrate nei test invernali, quando aveva letteralmente dominato le simulazioni di gara. In qualifica, gli è bastato un primo settore da brivido per scollinare sotto il muro del 1’29” e poi infilare un crono di riferimento, quel 1’28”652 che, nonostante una scivolata senza conseguenze nel corso dell'ultimo tentativo, gli è valso la prima casella dello schieramento.
Il dato più significativo, al netto della prestazione monstre del romagnolo, riguarda però la distribuzione delle forze in campo: il tempo di Bezzecchi è stato così competitivo da tenere a bada per soli trentacinque millesimi il campione del mondo in carica, Marc Marquez. Il maiorchino, che ha chiuso in seconda posizione in sella alla Ducati ufficiale, ha provato a rispondere colpo su colpo nel finale di Q2, accendendo per un istante i settori rossi sul display del timing, ma al traguardo il suo 1’28”687 non è bastato per spodestare l'italiano. Un segnale chiarissimo, questo, di come la Casa di Borgo Panigale dovrà lottare con le unghie e con i denti per arginare l'entusiasmo e la velocità pura delle moto di Noale, che a Buriram sembrano aver trovato il connubio perfetto tra messa a punto e feeling dei piloti.
La conferma della bontà del pacchetto tecnico della casa veneta arriva osservando la top five: oltre a Bezzecchi e Martin, che con la seconda Aprilia ufficiale ha chiuso quinto, c'è la sorprendente prestazione di Raul Fernandez. Lo spagnolo del team satellite Trackhouse, dopo aver superato indenne la trappola della Q1, ha piazzato la sua moto in terza posizione, completando una prima fila che profuma inequivocabilmente di Noale. Il solo Marc Marquez, con la sua Ducati, è riuscito a infilarsi in questa festa tricolore, spezzando quella che per un attimo sembrava poter essere una prima fila interamente affidata alle ali del cavallo rampante. Alle loro spalle, in quarta posizione, si è piazzato un ottimo Fabio Di Giannantonio con la Ducati del team VR46, mentre Pedro Acosta, sesto con la KTM, si è confermato il migliore dei suoi, davanti a un Alex Marquez in difficoltà nel trovare il guizzo giusto.
Chi invece dovrà fare i conti con un avvio di campionato decisamente in salita è Francesco Bagnaia. Il piemontese, reduce da una stagione 2025 conclusa con più ombre che luci, è incappato in una Q1 da dimenticare: nonostante un passo che sulla carta lo vedeva tra i favoriti, il due volte iridato non è mai riuscito a infilare un giro pulito. Un paio di errori nel corso del time attack, uniti alla difficoltà cronica nel trovare il feeling con la sua Ducati ufficiale, lo hanno relegato al tredicesimo posto in griglia, un risultato che getta più di un interrogativo sul suo weekend thailandese e sulla capacità di reagire immediatamente. Una condizione, quella di Bagnaia, che stride con l'esplosività mostrata invece da Bezzecchi e che lascia presagire una gara sprint, in programma nelle prossime ore, all'insegna della rimonta.
La debacle delle giapponesi e le difficoltà di Martin
Se Aprilia vola e Ducati tiene botta con Marquez, il resto del lotto arranca. KTM, nonostante la bella prova di Acosta, non è riuscita a piazzare Brad Binder più indietro dell'undicesima posizione, mentre la crisi delle case giapponesi appare più profonda che mai. Honda può sorridere solo per il decimo posto di Joan Mir, una posizione che sa più di miracolo che di reale competitività, considerando che il compagno Luca Marini scatterà dalla quattordicesima casella. La situazione in casa Yamaha è addirittura più desolante: Fabio Quartararo, sedicesimo, è il primo dei piloti con i tre diapason, un risultato che certifica come il progetto M1 sia ancora lontano parente di quelli che furono i fasti del passato. Il rookie Toprak Razgatlioglu, al debutto nella classe regina, ha chiuso addirittura in ventunesima posizione, pagando lo scotto dell'inesperienza e di una moto oggettivamente poco competitiva.
Sul fronte Aprilia, però, non sono tutte rose e fiori. Se Bezzecchi viaggia con la serenità di chi ha la moto cucita addosso, lo stesso non si può dire per il suo compagno di box, Jorge Martin. Lo spagnolo, quinto al termine delle qualifiche, ha confessato a fine sessione di essere ancora costretto ad adattarsi a un setting non suo: “Sto guidando la moto di Marco, e io non sono Marco. Questo mi penalizza sul giro secco”, ha dichiarato ai media specializzati. Un retroscena interessante, questo, che apre uno squarcio sulle dinamiche interne al team ufficiale e sulla difficoltà di mettere a punto una moto che, per quanto competitiva, sembra essere stata pensata e sviluppata prevalentemente sulle preferenze del pilota romagnolo. Un tema, quello della simbiosi tra pilota e mezzo tecnico, che potrebbe rivelarsi cruciale nello sviluppo del campionato.
La Sprint e le prospettive di gara
Con la griglia di partenza ufficialmente definita, l'attenzione si sposta ora sulla gara sprint, la prima dell'era 2026. Lo spezzone di gara, che assegnerà punti preziosi per la classifica, rappresenterà un banco di prova fondamentale per capire se il ritmo mostrato da Bezzecchi in prova sia effettivamente sostenibile sulla distanza. La variabile principale, oltre alla gestione delle gomme sul dissestato asfalto thailandese, sarà rappresentata dalla capacità di Marc Marquez di affondare il colpo nei primi giri, sfruttando la scia della Ducati per infilarsi in curva e provare a imporre il suo passo. Alle loro spalle, occhi puntati su Raul Fernandez, chiamato a confermare il lampo della Q2, e su un Jorge Martin che, nonostante i limiti oggettivi legati al set-up, resta un osso durissimo da superare per chiunque.
La vera incognita si chiama invece Francesco Bagnaia. Dalla tredicesima posizione, su una pista come quella di Buriram dove sorpassare non è mai semplice, l'alfiere Ducati dovrà tentare una rimonta forsennata, sperando di non perdere subito terreno prezioso in ottica iridata. Se Bezzecchi dovesse vincere e lui dovesse chiudere nelle retrovie, il divario psicologico potrebbe essere pesante da digerire già dopo il primo appuntamento stagionale. Il semaforo verde della Sprint è atteso con la curiosità di capire se l'ordine di valori emerso in qualifica sia destinato a consolidarsi o se, come spesso accade, la domenica (o in questo caso il sabato) sia un animale completamente diverso rispetto alle prove secche.
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