Genova, presidio a oltranza degli operai dell'ex Ilva. Bloccato il traffico in A10
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Redazione Interno
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La tensione per il futuro dell'ex Ilva a Genova, che molti continuano a chiamare con il nome storico nonostante le diverse vicende proprietarie, ha raggiunto un nuovo apice con una protesta che ha paralizzato ampie zone della città ligure. Un corteo, partito dallo stabilimento di Cornigliano dopo un'assemblea mattutina, si è mosso in direzione levante, determinando la chiusura forzata di Via Cornigliano in entrambe i sensi di marcia e provocando un'ondata di disagi per la viabilità ordinaria. I manifestanti, che rappresentano una parte significativa della forza lavoro, hanno esteso la loro azione anche alla sopraelevata Guido Rossa, interrompendo il flusso veicolare sia verso ponente che verso levante, mentre piazza Savio è stata trasformata in un presidio permanente, divenendo il quartier generale simbolico della mobilitazione.
Il blocco autostradale e la rottura con il governo
Le ripercussioni più immediate e visibili della protesta si sono registrate sull'Autostrada A10, dove la circolazione è rimasta bloccata in prossimità del casello di Genova Aeroporto. Si sono formate code di tre chilometri nel tratto che collega Genova Pegli all'aeroporto, mentre in direzione opposta, verso il bivio con l'A7, la colonna di veicoli in attesa si è estesa per due chilometri, creando una situazione di stallo per chiunque tentasse di entrare o uscire dalla città da quel versante. Questa azione diretta, che va ad aggiungersi all'occupazione dello stabilimento decisa per contrastare quello che viene percepito come un blocco degli impianti del nord, segna una rottura totale tra le rappresentanze dei lavoratori e il governo, accusato di voler dismettere la siderurgia in Italia attraverso un piano che prevede un massiccio ricorso alla cassa integrazione.
La trattativa e le parole del portavoce
Nel corso della giornata, si è svolto un incontro tra i lavoratori in protesta e le istituzioni locali, durante il quale è emersa la linea di chi governa la città. "Lavoriamo alla vendita separata", ha affermato il sindaco, una dichiarazione che delinea una possibile strada alternativa, sebbene ancora tutta da definire nei suoi contorni operativi. La posizione dei manifestanti, però, rimane intransigente e trova la sua espressione più chiara nelle parole di Armando Palombo, delegato Fiom e portavoce del presidio. "Non ce ne andiamo di qui finché non si apre un tavolo su Genova", ha dichiarato, sottolineando come la richiesta sia quella di un confronto urgente convocato da chi governa il Paese, la città e la regione. "Qui si perdono mille posti di lavoro", ha aggiunto, "credo sia una ragione sufficiente" per giustificare una mobilitazione così radicale e per chiedere risposte concrete che vadano oltre le mere dichiarazioni d'intenti.
La posta in gioco e la protesta senza fine
La protesta, che si configura come un'azione a oltranza, va ben oltre la semplice rivendicazione salariale o contrattuale, toccando il cuore della questione industriale genovese e nazionale. L'occupazione dello stabilimento e il blocco stradale, infatti, sono strumenti di pressione estrema utilizzati per opporsi a quello che viene giudicato un progetto inaccettabile, che rischia di segnare il destino non solo del sito produttivo di Cornigliano ma di un intero settore strategico. La determinazione degli operai, che hanno scelto di presidiare la stazione ferroviaria di Genova Cornigliano, indica una volontà di resistere indefinitamente, fin quando le loro istanze non troveranno uno sbocco in un negoziato vero e proprio, considerato l'unico modo per scongiurare la perdita di un migliaio di posti di lavoro e per dare un futuro all'ex Ilva genovese.




