I soldati dell'Idf nel monastero di Taybeh: «Mi hanno puntato un fucile addosso»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Scendono lungo il sentiero polveroso i cinque soldati israeliani, confondendosi, nella prospettiva offerta dalle telecamere di sorveglianza, con la rete e il filo spinato che sormontano il muro di protezione. Scompaiono per un attimo dietro il grande cancello azzurro segnato da una croce per riapparire, pochi istanti dopo, nel piazzale del monastero di Sant’Efrem, piccolo complesso poggiato fra le assolate e pietrose colline alla periferia di Taybeh, l’ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania.

L'irruzione delle forze di difesa israeliane, avvenuta nei giorni scorsi, ha gettato nello sgomento la comunità locale che, tradizionalmente, ha sempre cercato di mantenersi in una posizione di neutralità rispetto al conflitto che infiamma la regione. I religiosi che risiedono all'interno del convento, raccontano di aver assistito increduli all'ingresso dei militari, i quali, senza proferire parola, hanno iniziato a perlustrare ogni angolo della struttura, dalla chiesa alle cantine, fino ai locali adibiti a foresteria.

L'assedio di Qusra e la definizione dell'ambasciatore Usa

Mentre a Taybeh si consumava l'incursione, a pochi chilometri di distanza, nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus, la tensione raggiungeva livelli di guardia con un assedio che ormai dura da tre giorni. I coloni israeliani hanno circondato diverse abitazioni di famiglie palestinesi, impedendo di fatto ai residenti di uscire dalle proprie case e limitando drasticamente l'accesso a beni di prima necessità come acqua, elettricità, cibo e medicinali.

La situazione, descritta dalle fonti locali come estremamente critica, ha spinto l'esercito israeliano a intervenire nel tentativo di allontanare i coloni, sebbene, stando alle testimonianze raccolte sul posto, tale intervento non sia riuscito a riportare la calma né a garantire la piena libertà di movimento per la popolazione assediata.

A definire l'operazione dei coloni come un atto di terrorismo è stato l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, che ha richiamato l'attenzione sulla brutalità degli episodi violenti che stanno interessando la Cisgiordania in questo periodo, inasprendo ulteriormente gli attriti diplomatici tra Washington e Gerusalemme.

La testimonianza dei religiosi e la paura per il futuro

«Mi hanno puntato un fucile addosso», ha raccontato uno dei frati che vive all'interno del monastero di Sant'Efrem, ancora scosso per quanto accaduto. La sua voce, carica di incredulità, descrive i lunghi minuti in cui i militari, armati fino ai denti, hanno setacciato la struttura senza fornire alcuna spiegazione ufficiale né mostrare un mandato di perquisizione.

I religiosi, che spesso accolgono pellegrini e viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, si sono trovati improvvisamente a fare i conti con la durezza della presenza militare, un'esperienza che, a loro dire, non avevano mai vissuto prima con tale intensità. I soldati dell'Idf, al termine dell'ispezione, si sono allontanati in silenzio, lasciandosi alle spalle una comunità impaurita e un profondo senso di smarrimento, alimentato anche dal fragore di alcuni spari uditi in lontananza, che hanno contribuito a rendere l'atmosfera ancora più cupa.

Le incursioni nella zona e il contesto di tensione

L'episodio di Taybeh si inserisce in un contesto di crescenti violenze e incursioni che stanno interessando l'intera area della Cisgiordania, dove le operazioni dell'esercito israeliano e le azioni dei coloni si susseguono con una frequenza sempre maggiore, alimentando la paura e l'instabilità tra la popolazione palestinese. Le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza del monastero mostrano i cinque soldati che oltrepassano il cancello d'ingresso, un gesto che molti interpretano come un atto simbolico di potere in una zona considerata strategica per il controllo del territorio.

Gli attriti tra i leader politici, culminati nel recente rifiuto del primo ministro Benjamin Netanyahu di accettare il piano in quindici punti presentato dalla Casa Bianca per la Striscia di Gaza, subordinando l'uscita delle truppe dall'enclave a un reale disarmo delle milizie di Hamas, proiettano un'ombra ancora più lunga su un futuro che si preannuncia carico di incertezze e di potenziali inasprimenti del conflitto.

In questo quadro, Taybeh e Qusra rappresentano solo gli ultimi due tasselli di una spirale di violenza che, giorno dopo giorno, sembra allontanare sempre di più la prospettiva di una tregua, lasciando intravedere scenari di scontro sempre più aspri e difficili da contenere per la comunità internazionale, già messa a dura prova dalle numerose crisi che travagliano il Medio Oriente.

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