Cisgiordania, i numeri sulla pelle dei palestinesi "sospetti", i soldati dell'Idf finiscono sotto accusa
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Redazione Esteri
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GERUSALEMME. Il numero 44 marchiato sulla fronte con il pennarello nero, altri con le cifre segnate sulle braccia o sulle mani: è il triste biglietto da visita con cui decine di palestinesi sono stati rilasciati, dopo essere stati fermati dalle forze di difesa israeliane nel corso di un'operazione militare che ha messo sotto assedio Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, per circa sette ore.
Un episodio, destinato a riaccendere le polemiche sulla condotta delle truppe di Tel Aviv nei territori occupati, che ha spinto gli stessi vertici dell'esercito a un'ammissione di responsabilità, definendo il comportamento dei soldati come un "errore di valutazione" dopo che il caso era già stato sollevato da alcuni video e foto pubblicati sui social network.
Un raid a tappeto e la marchiatura dei fermati
Secondo quanto ricostruito, i militari hanno fatto irruzione in almeno un centinaio di abitazioni nella giornata di lunedì, nel corso di un blitz che rientrerebbe nella più ampia operazione "Iron Wall" avviata all'inizio del 2025 per contrastare le cellule terroristiche attive nell'area di Jenin.
L'esercito ha dichiarato ufficialmente di aver arrestato due palestinesi, sospettati di stare pianificando degli attacchi, ma fonti locali e testimoni oculari parlano di un numero ben più elevato di detenuti, molti dei quali sarebbero stati rilasciati solo dopo essere stati contrassegnati con un pennarello indelebile.
Le immagini diffuse mostrano il caso di Ahmed Hatna, o come riportato da altre fonti del giornalista Mohamed Zakarneh, entrambi identificati con il numero "44" sulla fronte, una pratica che i militari avrebbero giustificato come espediente per identificare i soggetti durante gli interrogatori sul campo.
Le scuse (già sentite) dell'esercito israeliano
Di fronte all'ondata di indignazione che ha travolto i social media e le cancellerie, le Forze di Difesa Israeliane hanno fatto marcia indietro, confermando la dinamica dei fatti ma stigmatizzando il comportamento dei propri soldati. In un comunicato ufficiale, l'IDF ha fatto sapere che "i comandanti hanno sottolineato la gravità dell'atto alle truppe coinvolte" e che "sono state tratte le dovute lezioni".
Una dichiarazione che suona sin troppo simile a quella già rilasciata nello scorso mese di aprile, quando un episodio analogo aveva visto protagoniste alcune donne palestinesi nel campo profughi di Jenin, alle quali erano stati scritti dei numeri identificativi sulle mani prima di essere lasciate entrare per recuperare i propri effetti personali. Anche in quell'occasione, l'esercito aveva parlato di "scarso giudizio" e di procedure da rivedere, mentre oggi ci si trova a commentare un episodio ancora più eclatante e umiliante per le vittime.
Accuse di percosse e un precedente inquietante
Non solo la marchiatura, ma anche le modalità dell'arresto sarebbero state particolarmente brutali. Secondo quanto riportato da fonti locali e dal quotidiano Haaretz, alcuni dei palestinesi fermati avrebbero subito percosse durante la detenzione, oltre a essere stati sottoposti a interrogatori minacciosi e vessatori.
"Mi hanno trattato come fossi un animale", avrebbe dichiarato uno dei rilasciati, Ahmed Al-Hatnawi, in un'intervista a radio Al-Shams, raccontando di essere stato caricato su una jeep e interrogato per ore dopo aver ricevuto il numero sul corpo. La denuncia arriva in un contesto di crescente tensione in Cisgiordania, dove l'ondata di violenza da parte dei coloni israeliani e le continue operazioni militari hanno già causato la morte di oltre 1.100 palestinesi dal 7 ottobre 2023.
Il deputato arabo-israeliano Ahmad Tibi ha duramente condannato l'accaduto, parlando di "un'immagine che ricorda i periodi bui" e di un atto di "disumanizzazione" che cancella la persona per trasformarla in un semplice numero.
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