Cisgiordania, i numeri sulla pelle dei palestinesi «sospetti»: i soldati dell'Idf finiscono sotto accusa
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Redazione Esteri
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Il numero 44 marchiato sulla fronte con un pennarello nero indelebile, altre cifre segnate sulle braccia o sul dorso delle mani come fossero codici identificativi di bestiame: è questo il racconto agghiacciante che arriva da Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, dove lunedì scorso l'esercito israeliano ha condotto un blitz durato sette ore che ha messo sotto assedio l'intero centro abitato.
I soldati delle forze di difesa israeliane (IDF) hanno fatto irruzione in almeno un centinaio di abitazioni, arrestando due palestinesi con l'accusa di "preparare attacchi imminenti", ma secondo quanto riferito da fonti locali e dai portavoce della comunità palestinese, sarebbero stati molti di più i fermati a cui è stato impresso un numero sulla pelle, una pratica che i vertici militari di Tel Aviv hanno giustificato come necessaria per identificare i detenuti durante gli interrogatori sul campo.
La denuncia di Ahmed Hatna e il numero 44 sulla fronte
Ahmed Hatna, residente di Qabatiyah, è stato rilasciato dopo il fermo e ha mostrato ai giornalisti e agli attivisti per i diritti umani il numero "44" ancora ben visibile sulla fronte e sulle braccia, un segno che secondo la sua testimonianza gli è stato apposto dai militari prima di essere sottoposto a un interrogatorio che lui stesso ha definito estremamente duro.
La sua non è una vicenda isolata, perché altri palestinesi trattenuti durante lo stesso blitz avrebbero subito lo stesso trattamento, con numeri progressivi scritti a pennarello che li hanno ridotti a semplici cifre, spogliandoli della loro identità personale e della loro dignità in un gesto che ha immediatamente rievocato le pagine più buie della storia del Novecento.
Le condanne e le ammissioni dell'esercito israeliano
Di fronte allo scoppio di una bufera mediatica e diplomatica, i vertici militari israeliani hanno dovuto prendere posizione, ammettendo che i soldati coinvolti nell'operazione "hanno esagerato" e che il comportamento tenuto non risponde ai protocolli standard delle forze armate, pur senza specificare se siano state avviate indagini disciplinari nei confronti dei responsabili.
L'esercito ha difeso la prassi dei numeri come strumento operativo per gestire un gran numero di detenuti in tempi rapidi e in condizioni di sicurezza precarie, ma la spiegazione ha fatto ben poca presa sull'opinione pubblica e sulle organizzazioni internazionali, che hanno subito sottolineato come la marcatura dei prigionieri con numeri progressivi rappresenti un atto carico di un simbolismo inaccettabile, specialmente in un territorio come la Cisgiordania dove la tensione è cronica e le accuse di violazioni dei diritti umani da parte dei coloni e dell'esercito sono all'ordine del giorno.
Il richiamo alla memoria della Shoah e le polemiche
Le immagini dei palestinesi con i numeri sulla fronte hanno inevitabilmente richiamato alla memoria l'orrore dei campi di sterminio nazisti, dove gli ebrei venivano spogliati della loro identità e ridotti a un numero tatuato sul braccio, un marchio indelebile che per molti sopravvissuti è rimasto sulla pelle come testimonianza di una tragedia che l'umanità intera aveva giurato di non ripetere mai più.
L'episodio di Qabatiyah, avvenuto in un contesto già infiammato dalle continue violenze dei coloni e dagli attacchi che proseguono senza sosta anche a Gaza, rischia di aggravare ulteriormente le relazioni tra Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese, mentre le associazioni per i diritti civili hanno chiesto con forza che venga fatta chiarezza su quanto accaduto e che i responsabili vengano chiamati a rispondere delle loro azioni, ricordando che la pratica di marchiare i prigionieri con numeri sulla pelle è vietata dal diritto internazionale e costituisce un trattamento degradante e disumano.
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