Trump semina il panico da recessione, Wall Street trema

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Wall Street, la festa è già finita. Da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, l’effetto del suo operato ha travolto i mercati finanziari, trascinando inizialmente verso l’alto le speranze degli investitori, per poi lasciare spazio a un’ondata di incertezza e paura. Gli indicatori economici, più dei dati concreti, raccontano una storia complessa: aspettative delle imprese in calo, fiducia dei consumatori ai minimi e un sentimento di terrore che, di tanto in tanto, si abbatte sui listini azionari.

La scorsa settimana, gli indici americani hanno vissuto un rimbalzo, con il Dow Jones in rialzo dell’1,3%, l’S&P 500 dell’1,6% e il Nasdaq Composite del 2%. Un recupero che, tuttavia, non cancella le preoccupazioni legate alle guerre commerciali avviate da Trump contro i principali partner degli Stati Uniti. Le tensioni sui dazi, combinate ai segnali di rallentamento della crescita economica, hanno contribuito a creare un clima di instabilità. A pesare sono stati anche i deboli sondaggi sul sentiment dei consumatori e le previsioni poco incoraggianti di colossi come Walmart, che hanno alimentato il timore di una possibile recessione.

Le banche d’affari, intanto, rivedono al ribasso le stime di crescita per l’economia americana. Goldman Sachs ha aumentato le probabilità di recessione dal 15% al 20%, mentre JpMorgan le ha portate dal 30% al 40%. Un segnale chiaro di come il clima di incertezza stia influenzando non solo i mercati, ma anche le previsioni degli esperti. Trump, che ha sorpreso molti per la capacità di mantenere le promesse elettorali, rischia di trasformare quella che sembrava una vittoria politica in un boomerang economico.

Nonostante il rimbalzo di fine settimana, i mercati restano sotto pressione. La guerra dei dazi, che alcuni paragonano a quella degli anni Trenta, continua a sollevare interrogativi sulle conseguenze a lungo termine. La Germania, intanto, ha cambiato rotta sul deficit, una mossa che potrebbe rilanciare l’Europa e che ha già contribuito al calo del dollaro. Ma le domande restano: la deflazione in Giappone è davvero finita? Il balzo dei rendimenti sui Bund è destinato a durare? E quali saranno le prossime mosse di Bce e Fed sui tassi-guida?

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