Attentato a Ranucci, tre arrestati parlano ai pm. E sul sito della Camera sparisce l'audizione del 2023
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Tre dei quattro indagati per l'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, andato in scena la sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia, si sono detti pronti a rompere il silenzio e a fornire la loro versione dei fatti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. A darne conferma è l'avvocato Antonio Falconieri, che ha incontrato i suoi assistiti nel carcere di Rebibbia in vista dell'interrogatorio, previsto per domani mattina, 27 agosto.
Un passaggio processuale che potrebbe rivelarsi decisivo per fare chiarezza non solo sull'esecuzione materiale dell'attentato – costato la distruzione delle due autovetture del conduttore di Report e il danneggiamento del muro perimetrale della sua abitazione – ma anche sul presunto mandante di un'operazione che, secondo le accuse, sarebbe stata commissionata per poche migliaia di euro.
La difesa: "Chiariranno il mandato ricevuto, ma non conoscevano Lavitola"
Gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, difensori di Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, hanno confermato la volontà dei loro assistiti di rispondere alle domande del pm. Finora i quattro arrestati – il gruppo è composto anche da Marika De Filippis e Saverio Mutone, residenti tra le province di Napoli e Avellino – si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, limitandosi a rilasciare dichiarazioni spontanee.
Domani, invece, è atteso un chiarimento sul perimetro del mandato che avrebbero ricevuto da Gomes Clesio Tavares, il bodyguard camerunense con legami nel clan camorristico Russo, ritenuto dagli inquirenti il tramite tra la manovalanza e il presunto finanziatore. "C'è stato un mandato ricevuto e ai magistrati spiegheranno quale sia stato", ha ribadito Falconieri. I difensori tengono tuttavia a precisare che i loro clienti ribadiranno di non avere mai avuto rapporti diretti con Valter Lavitola.
Quest'ultimo, l'imprenditore ed ex editore finito in manette lo scorso 10 agosto come mandante dell'attentato, ha già ammesso parzialmente le proprie responsabilità. La sua confessione, tuttavia, è quanto meno singolare: Lavitola sostiene di aver ordinato l'azione per costringere le autorità a innalzare il livello di protezione di Ranucci, suo amico, ma di aver immaginato una serie di colpi di pistola dimostrativi contro il muro di casa, non l'esplosione di un ordigno.
Le chat che svelano gli interessi economici e il "secondo livello"
Le indagini condotte dai magistrati Carlo Villani ed Edoardo De Santis si sono avvalse di un imponente lavoro di intercettazioni su 54 utenze telefoniche, che ha permesso di ricostruire una fitta rete di relazioni che va ben oltre l'ambiente della criminalità comune. Le conversazioni intercettate hanno portato alla luce non solo i rapporti tra gli esecutori materiali e l'intermediario Tavares, ma anche gli interessi economici di Lavitola, in particolare i suoi investimenti nel business dei carbon credit in Africa e i suoi contatti internazionali.
Un elemento che ha alimentato le zone d'ombra dell'inchiesta è rappresentato dalle comunicazioni tra lo stesso Ranucci e Lavitola: in una di esse, il giornalista avrebbe fornito al faccendiere indicazioni precise per raggiungere la propria abitazione, menzionando le due auto che sarebbero poi state distrutte dall'esplosione.
Sebbene il gip abbia escluso finora un accordo tra i due, nelle motivazioni dell'ordinanza si legge che Ranucci sarebbe stato "vittima della manipolazione" di Lavitola, un uomo dalla "raffinata astuzia" che avrebbe continuato a manipolarlo anche dopo l'arresto. D'Avino, nelle chat con i complici, parlava di un "soggetto terzo" che non voleva conoscere personalmente gli esecutori, gestendo l'operazione tramite intermediari. Questo "secondo livello" è al centro delle attenzioni della Dda, che cerca di risalire ai finanziatori e agli eventuali mandanti occulti.
L'audizione "scomparsa" e le reazioni politiche
Mentre il giallo giudiziario si infittisce, un altro fronte si apre sul piano politico e istituzionale. L'audizione che Sigfrido Ranucci e il direttore dell'approfondimento Rai Paolo Corsini tennero il 7 novembre 2023 davanti alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai è inspiegabilmente sparita dal sito della Camera dei Deputati.
In quell'occasione, Ranucci aveva dovuto difendere il lavoro di Report da accuse di faziosità, in un clima reso ancor più teso dallo show del senatore Maurizio Gasparri, che arrivò in aula con una carota e una bottiglietta di cognac, scatenando un acceso dibattito. La rimozione del verbale ha alimentato ulteriori polemiche sulla gestione del caso e sulla pressione politica che graverebbe sulla trasmissione di Rai3.
Tra gli interrogativi aperti, il deputato Federico Mollicone (Fratelli d'Italia) ha annunciato un'interrogazione al governo per fare chiarezza sui rapporti tra Ranucci e Lavitola e sull'uso delle risorse del canone per le inchieste di Report. Anche il segretario del Psi, Enzo Maraio, ha invitato il conduttore a prendere nettamente le distanze dal faccendiere.
I prossimi passi: interrogatori e udienza al Riesame
L'interrogatorio di domani rappresenta il primo, importante banco di prova per la difesa degli esecutori materiali, che punta a smarcare i propri assistiti dal coinvolgimento di Lavitola, il cui ruolo centrale è stato già certificato dal Gip. In attesa di conoscere la versione fornita da Passariello, D'Avino e dagli altri indagati, il calendario giudiziario prevede per il prossimo 7 settembre l'udienza presso il Tribunale del Riesame per Valter Lavitola, che in quella sede renderà dichiarazioni spontanee.
Solo in un secondo momento gli inquirenti ascolteranno nuovamente Sigfrido Ranucci, convocato in qualità di persona informata sui fatti, per cercare di ricostruire i contorni di un'amicizia che, dalle chat alle frequentazioni, appare sempre più al centro di una vicenda complessa, dove si intrecciano criminalità organizzata, affari internazionali e giornalismo d'inchiesta.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
