Niscemi, sotto la pioggia incessante un'altra palazzina finisce nel burrone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La pioggia batte ininterrotta su Niscemi, accompagnata da un vento che non dà tregua e sferza il territorio con raffiche capaci di superare i sessanta chilometri orari, mentre il movimento franoso, che da tempo minaccia l’abitato, non accenna a fermarsi. Proprio nel corso della tarda mattinata di ieri, il fragore sinistro del crollo ha confermato, a chi ancora nutriva dubbi, la progressione inarrestabile del fenomeno: una palazzina di tre piani, già evacuata da giorni e posizionata ormai sul ciglio dello strapiombo, è precipitata nella zona dichiarata rossa, riducendosi in un ammasso di macerie sulla scarpata sottostante. Gli esperti, del resto, avevano da tempo escluso qualsiasi possibilità di recupero per quegli immobili, considerati persi ancor prima che la forza di gravità compisse il suo corso definitivo.

Le parole del sindaco dopo le polemiche

In un clima di tensione crescente, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha risposto alle recenti dichiarazioni del ministro Nello Musumeci, respingendo con decisione l’accusa di avere sottovalutato i pericoli legati alla frana. Conti, affermando di avere “la coscienza a posto”, ha precisato che il documento finito al centro delle contestazioni costituirebbe un mero aggiornamento del Piano di Assetto Idrogeologico, noto alle amministrazioni, e sul quale il Comune avrebbe peraltro presentato osservazioni e proposto modifiche, nel tentativo di adeguarlo alla complessa situazione locale.

La questione della manutenzione del territorio

Le tragiche vicende di Niscemi riportano alla luce, in modo drammatico, un tema cruciale per molte aree del paese: la cura costante del territorio e delle opere di mitigazione del rischio. Esistono, com’è noto, esempi virtuosi di interventi riusciti, come quelli realizzati a Todi e Orvieto, dove la messa in sicurezza di colline instabili ha permesso di salvaguardare centri storici, popolazione e patrimonio monumentale, attraverso un’opera di riqualificazione che ha coinvolto infrastrutture e beni culturali. Quel modello, però, dimostra la sua efficacia solo se sostenuto da una manutenzione programmata e continuativa, la quale, a quanto viene segnalato, almeno in alcuni casi non sarebbe più garantita da oltre un decennio, lasciando così esposte a nuove minacce proprio quelle opere un tempo considerate esemplari.

Il dramma personale dietro al crollo

Dietro ogni maceria, c’è una storia che si spezza. Come quella dell’architetto Roberto Palumbo, proprietario della casa crollata ieri nel quartiere Sante Croci, il quale ha visto andare in frantumi mezzo secolo di vita. “Oggi è crollato anche il mio cuore”, ha dichiarato, descrivendo l’immobile come il focolare domestico voluto e progettato personalmente. Sebbene la fine fosse nell’aria, dato che la struttura era rimasta in bilico sul precipizio per sei lunghi giorni, Palumbo aveva sperato fino all’ultimo, prima che le piogge torrenziali dessero il colpo di grazia definitivo, staccando l’abitazione dalla costa e scaraventandola giù per la scarpata. Una perdita che va ben oltre quella materiale, smentendo, nelle sue parole, qualsiasi facile etichetta di abuso edilizio e raccontando invece il crollo improvviso di un intero universo di ricordi e di affetti.

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