Frana a Niscemi, la città che si sbriciola sotto la pioggia incessante
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Redazione Interno
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La pioggia, che da quarantotto ore batte senza sosta sul territorio, non concede alcuna tregua a Niscemi, nel nisseno, dove l'emergenza legata al grande movimento franoso che ha minacciato decine di abitazioni continua ad aggravarsi con una progressione che, visibile ora dopo ora, costringe a rivedere i confini della zona rossa. Le transenne poste dalle forze dell'ordine, delimitando le aree ancora accessibili da quelle ormai interdette, disegnano una geografia di paura in continuo mutamento, mentre gli interventi della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco si concentrano per assistere quanti, tra i circa milleseicento evacuati, devono abbandonare in fretta le proprie case.
Il crollo della palazzina e l'agonia del costone
È nell’ambito di questo quadro, già estremamente critico, che si è registrato un crollo di particolare gravità nel quartiere Sante Croci, dove una palazzina di tre piani – situata a pochi metri da quell’immagine, divenuta simbolo della tragedia, di un’auto in bilico sul precipizio – è improvvisamente rovinata nel vuoto. L'edificio, come molti altri nelle immediate vicinanze, era da giorni in bilico sul costone ormai instabile, e il suo cedimento, per quanto temuto, ha rappresentato un colpo durissimo per la comunità, segnando un punto di non ritorno nella crisi. Le continue precipitazioni, infatti, non hanno solo provocato questo crollo ma hanno ulteriormente aggravato la stabilità dell’intera area, aprendo veri e propri squarci in altri fabbricati limitrofi, i quali mostrano adesso le loro strutture interne violate e pericolanti.
Nuovi danni e interni esposti alla vista
Le riprese effettuate con i droni nella giornata di sabato 31 gennaio, del resto, hanno documentato in maniera inequivocabile l’evolversi della situazione sul coronamento della frana, confermando come nuovi crolli e ulteriori distacchi si siano susseguiti rispetto a soli due giorni prima. Questi eventi hanno portato via altre porzioni di edifici già lesionati, sbriciolando muri e tetti e rendendo, in un modo spettrale e involontario, visibili agli occhi delle telecamere gli interni delle stanze, con i loro arredi ancora al posto. Uno scenario che racconta, in modo più eloquente di qualsiasi parola, la rapidità con cui il terreno continua a cedere, portando con sé brandelli di vita quotidiana.
Le ordinanze e il peso di un'allerta trascurata
Dall’analisi della documentazione comunale, che fissa la sequenza frenetica degli eventi tra il 16 e il 25 gennaio, emerge con chiarezza la risposta amministrativa alla prima, decisiva frana. Il sindaco, in quei giorni definiti “al cardiopalma”, ha firmato nove ordinanze consecutive attraverso le quali ha disposto, in un lasso di tempo ristretto, lo sgombero di alcune abitazioni, la chiusura di una strada e la sospensione delle attività didattiche nelle scuole a causa dell’allarme maltempo. Un allarme che, tra il 20 e il 21 gennaio, si è abbattuto sull’intera Sicilia, colpendo con violenza particolare il versante orientale. Ciononostante, tra i cittadini e le voci che si levano dalle strade bagnate di Niscemi, riecheggia un amaro ritornello, sintetizzato anche da un ex primo cittadino: la consapevolezza del rischio era nota, si sostiene, ma le azioni intraprese non sono state sufficienti a scongiurare quanto poi, inesorabilmente, è accaduto.




