Picierno, l’addio al Pd e la poltrona europea: il nodo dell’etica istituzionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione, che ha scosso gli equilibri del centrosinistra, è stata formalizzata ai primi di giugno: Pina Picierno, storica esponente del Partito Democratico e attuale vicepresidente del Parlamento europeo, ha annunciato la propria fuoriuscita dal partito guidato da Elly Schlein, lamentando uno “snaturamento” irreversibile del progetto originario che, a suo dire, sarebbe stato tradito da scivolate populiste e da un’eccessiva sudditanza nei confronti del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.

Nonostante la rottura con i Socialisti & Democratici (S&D), il gruppo di appartenenza che l’aveva sostenuta per l’incarico, l’europarlamentare campana ha però scelto di non dimettersi dalla carica di vicepresidente, un ruolo di prestigio nel "bureau" dell’assemblea di Strasburgo che include la responsabilità di co-presiedere le sedute plenarie.

Questa scelta, difesa con fermezza dall’interessata e dal suo staff sulla base del regolamento interno – che non prevede la decadenza automatica in caso di cambio di casacca politica – ha immediatamente acceso un vivace dibattito sulla coerenza e sulla legittimità morale di trattenere un seggio che, nei fatti, era stato negoziato in quota S&D.

Il paradosso del seggio "socialista" in quota Renew

La vicenda, che mescola diritto parlamentare e pragmatismo politico, vede ora Picierno pronta ad approdare nel gruppo di Renew Europe, la stessa famiglia dei liberali e di Azione, dopo aver già formalizzato la sua adesione al Partito Democratico Europeo di Sandro Gozi.

Il cortocircuito istituzionale è evidente: mentre il gruppo S&D – attraverso i suoi portavoce – ha sottolineato come la poltrona "appartenga" al gruppo di centrosinistra chiedendo pertanto le dimissioni per coerenza politica, l’entourage della vicepresidente ha replicato invocando la legittimità del mandato "sovrano" conferito dall’aula. Un mandato, quello dell’elezione dei vicepresidenti, che avviene tramite voto segreto dei 720 parlamentari e che raramente viene messo in discussione per motivi squisitamente nazionali.

Al contempo, il telefono di Picierno non smette di squillare a Roma: il lancio della nuova piattaforma politica "Spazio Pubblico", che l’ex dirigente dem descrive come una "casa nuova per i riformisti" lontana dalle "polarizzazioni", ha raccolto in pochi giorni quasi novemila adesioni, con nomi che vanno dal virologo Roberto Burioni all’ex parlamentare radicale Marco Taradash.

La pressione socialista e le manovre per le midterm

Il nodo della permanenza alla vicepresidenza è destinato a infiammare le prossime settimane a Bruxelles, soprattutto in vista del rimpasto di metà legislatura (le cosiddette midterm) previsto per il 2027, quando i gruppi politici ridefiniranno la spartizione delle poltrone.

Se, da un lato, i Socialisti sostengono che Picierno dovrebbe rispettare la logica della spartizione politica abbandonando l’incarico per lasciarlo a un membro "fedele" della loro famiglia, dall’altro la diretta interessata ha ribaltato l’accusa parlando di confusione tra logiche di partito e sovranità parlamentare. Nel frattempo, l’iniziativa politica della Picierno procede spedita anche sul territorio nazionale, con l’obiettivo dichiarato di colmare un vuoto che né il "campo largo" di sinistra né il centrodestra sarebbero in grado di riempire.

"Il Pd non esiste più", ha ripetuto in più interviste, "è diventato un partito di sinistra radicale condizionato dai populismi". Una narrazione, questa, che trova un forte riscontro nel mondo degli ex democratici approdati a Renew, da Carlo Calenda a Luigi Marattin, i quali hanno prontamente teso la mano alla loro "nuova" alleata.

Lo strappo con Schlein e il futuro nel Terzo Polo

La rottura, che matura dopo mesi di tensioni sulla linea atlantista e il sostegno all’Ucraina – tema sul quale Picierno accusa la segretaria dem di ambiguità e di non essersi mai recata a Kyiv – ha messo in luce le crepe insanabili di un partito che, a suo dire, ha perso la bussola riformista. Il rifiuto di rassegnare le proprie dimissioni da vicepresidente rappresenta, in questo quadro, l’atto conclusivo di una strategia di rottura senza rete; un modo per dimostrare che il peso politico acquisito a Strasburgo prescinde dall’appartenenza al gruppo socialista.

E mentre una parte del Pd, come la capogruppo al Senato Simona Malpezzi, denuncia uno "stillicidio" di uscite che sta dissanguando l’ala moderata, al Nazareno si preparano le liste per le prossime politiche in quella che molti commentatori definiscono un’operazione di "repulisti" verso i critici. Per Picierno, che si appresta a condividere il palco a Milano con Calenda e Marattin, la scommessa è trasformare il consenso immediato raccolto in una macchina organizzativa stabile, capace di scardinare il bipolarismo e offrire una terza via europeista.

La tenuta di questo progetto, però, passerà anche dalla capacità di risolvere l’ambiguità iniziale del doppio ruolo: si può essere leader del cambiamento tenendo i piedi in due staffe (socialista e liberale) fino a scadenza del mandato?

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