Il gran rifiuto di Pina Picierno e l’ombra lunga di Conte sul campo largo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è un’emorragia, forse, ma certo il Partito democratico continua a registrare perdite illustri che il gruppo dirigente fatica a ricomporre; l’ultima, in ordine di tempo, è quella di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, la quale ha lasciato il Nazareno per approdare ai Democratici Europei e confluire così in Renew Europe. Ma a differenza di altre fughe, spesso liquidate come scoppi d’orgoglio personali, questa lascia sul campo schegge polemiche che rischiano di incrinare le fondamenta stesse dell’alleanza di centrosinistra.

La parlamentare, intervistata da La Stampa e dal Corriere della Sera, non ha usato mezzi termini nell’indicare il movente della propria scelta: l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, secondo la sua analisi, avrebbe ormai stabilito una sorta di egemonia occulta sulla segretaria Elly Schlein, condizionandone le scelte su dossier cruciali come la politica estera e la difesa europea. Un’accusa pesante, insomma, che trasforma un addio – già di per sé politicamente significativo – in un vero e proprio atto d’accusa nei confronti della linea attuale.

Il “condizionamento” secondo Picierno: populismo e ritiro dall’Europa

Picierno, che pure ha contribuito alla fondazione del Partito democratico partendo dalle esperienze della Margherita, descrive un partito ormai irriconoscibile ai suoi occhi: «Intanto, forse con una battuta, non sono andata via io: forse sono loro ad aver cambiato indirizzo». E il nuovo indirizzo, teme la vicepresidente del Parlamento Ue, sarebbe quello di una subalternità al Movimento 5 stelle, una forza politica la cui capacità di condizionare – spiega – non risiede più tanto nel consenso elettorale (in calo), quanto nella capacità di dettare l’agenda all’alleata.

Al cuore della disputa, naturalmente, c’è la questione internazionale: l’accusa esplicita è che l’asse Schlein-Conte abbia allontanato il centrosinistra dai tradizionali capisaldi atlantisti ed europeisti, alimentando un populismo tanto simile a quello della destra da rendere il “campo largo” un contenitore privo di credibilità.

Non sfugge, nel ragionamento della Picierno, il dato simbolico per lei dirimente: né Elly Schlein né Giuseppe Conte hanno mai ritenuto opportuno recarsi a Kyiv in questi anni, un silenzio che lei interpreta come una resa all’ambiguità putiniana tanto cara ad alcune frange della sovranità nostrana.

L’eco nel partito: i padri nobili e la fronda silenziosa dei riformisti

Se la bordata di Picierno ha fatto rumore, è però il malessere sordo che cresce tra le fila dei parlamentari moderati a preoccupare realmente lo stato maggiore dem. Il disagio non è solo quello della vicepresidente europea, ma si allarga a comprendere figure di spicco della tradizione cattolico-democratica, come Pierluigi Castagnetti, che imputano alla segretaria una scarsa sensibilità verso le ragioni dell’ala liberal.

Le voci di corridoio raccontano di una fuga “di eletti” – il fenomeno sarebbe più ampio di quanto trapeli – che sta mettendo in crisi il progetto della cosiddetta “quarta gamba”, quel polo moderato che avrebbe dovuto affiancarsi al trio Schlein-Conte-Avs per allargare il consenso verso il centro.

In pratica, il tentativo di costruire una diga contro l’influenza di Conte sembra al momento arenato, e l’iniziativa annunciata dalla stessa Picierno di lanciare un movimento chiamato “Spazio pubblico” (aperto e democratico, nelle sue intenzioni) rischia di diventare un’ulteriore concorrenza per un centrosinistra già di per sé fragile.

L’addio di ieri e la sfida di domani: un centrosinistra a due velocità

A nulla sono valsi i tentativi di serrare i ranghi da parte della Schlein, che negli ultimi mesi – spinte dai sondaggi e dalla necessità di arginare l’avanzata di Conte – ha cercato di coccolare l’area riformista per evitare che l’emorragia si trasformasse in tracollo.

Gli osservatori notano però come l’atteggiamento verso l’ex premier sia ormai di diffidenza armata: anche in occasione delle manifestazioni per la pace, la convivenza tra i due leader è apparsa più formale che sostanziale, con il leader del M5S che continua a premere per le primarie di coalizione mentre Schlein prova a mantenere il proprio partito come perno dell’alleanza. La decisione di Picierno, in questo quadro, rischia di diventare un catalizzatore.

Se da un lato la sua uscita priva il Parlamento europeo di una voce influente del Pd, dall’altro le sue parole – «io non me ne sono andata, siete voi che avete cambiato casa» – forniscono una narrazione potente a tutti quei delusi che, senza clamore, stanno già voltando le spalle al progetto di una sinistra percepita come troppo radicale e dipendente dai diktat del garante pentastellato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.