L’Italia di Meloni si astiene sul piano pandemico dell’Oms, scatenando le critiche degli esperti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre 124 paesi votavano a favore del primo accordo globale per la prevenzione e la gestione delle pandemie, approvato lunedì scorso all’Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Italia ha scelto di non schierarsi. Un’astensione che, insieme a quella di Polonia, Israele, Russia e altri sette paesi, ha lasciato un segno d’incomprensione tra chi, come i medici italiani, avrebbe preferito un impegno chiaro.

La FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, non ha usato mezzi termini: “Incomprensibile e non condivisibile” la definisce in una mozione approvata all’unanimità, chiedendo al governo “una rivalutazione delle posizioni assunte”. Un appello che suona come una presa di distanza netta dalla linea adottata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e dall’esecutivo più a destra della storia repubblicana.

Il motivo ufficiale dell’astensione? La difesa della “sovranità nazionale”, un argomento che, però, stride con il testo stesso dell’accordo, il quale ribadisce più volte che le decisioni finali restano saldamente in mano ai singoli Stati. Una scelta, dunque, che appare più ideologica che pratica, dettata dalla volontà di assecondare quell’elettorato che guarda con sospetto alle organizzazioni internazionali.

A rafforzare le critiche è arrivata anche la SIVeMP, la Società italiana di veterinaria medicina pubblica, secondo cui “chiamarsi fuori è un atto di irresponsabilità”. Un giudizio severo, che mette in luce come l’Italia, invece di partecipare attivamente alla costruzione di uno strumento cruciale per la sicurezza sanitaria globale, abbia preferito una posizione ambigua, né a favore né contro.

Quella che emerge è una strategia politica ben precisa, che privilegia il consenso interno al confronto tecnico. Una linea che, se da un lato rassicura la base più radicale, dall’altro isola il paese dal contesto internazionale, lasciando senza risposte chi, come i professionisti della sanità, avrebbe bisogno di certezze. Senza contare che, in un momento in cui Trump è di nuovo alla Casa Bianca e i venti sovranisti soffiano con forza, rinunciare a un ruolo propositivo potrebbe costare caro.

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