Sigep World chiude i battenti a Rimini, tra nuovi prodotti e una platea sempre più globale
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Redazione Economia
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A poco più di un mese dal riconoscimento Unesco della cucina italiana, il foodservice internazionale ha ritrovato il suo crocevia a Rimini, dove si è appena conclusa l’edizione 2026 di Sigep World. La manifestazione, che ha trasformato la fiera in una vera e propria agorà per le filiere del gelato, della pasticceria, del cioccolato ma anche del caffè, della panificazione e della pizza, ha tracciato un bilancio netto: la sua vocazione ormai compiutamente globale, in uno spazio economico, quello del consumo fuori casa, che nel solo mercato italiano sfiora un valore di 71 miliardi di euro. Numeri, questi, che non sono mere statistiche ma lo specchio di un settore vitale, capace di attrarre operatori da 160 Paesi diversi e di registrare un incremento significativo, pari al 33%, degli espositori esteri, provenienti da 45 nazioni, con una delegazione di visitatori internazionali che ha superato la quota del 24% del totale.
Una geopolitica dei sapori in fiera
La geografia dei partecipanti, del resto, disegna una mappa precisa degli interessi commerciali e delle tendenze, con la Spagna, la Germania, la Romania, la Francia, la Grecia e la Polonia in testa per afflusso, a dimostrazione di come l’eccellenza italiana faccia da potente magnete per l’intera Europa e non solo. A questo si è aggiunta un’articolata operazione di matchmaking, il cosiddetto Top Buyer Program, che ha portato in fiera 500 acquirenti selezionati da 75 Paesi, generando ben 5.650 incontri d’affari formalizzati. È in queste dinamiche, spesso lontane dai riflettori degli stand più appariscenti, che si gioca una partita cruciale per le imprese, le quali, attraverso un lavoro meticoloso di ricerca e sviluppo, traducono le esigenze del mercato in proposte concrete.
L'innovazione nasce nei laboratori
Proprio l’innovazione pratica, quella che risolve problemi quotidiani a pasticceri, pizzaioli e baristi, costituisce uno dei filoni più solidi emersi dalla kermesse. Sono molti, infatti, i laboratori che operano per mesi in sordina, elaborando soluzioni poi presentate al grande pubblico: si pensi, ad esempio, all’introduzione di farine speciali, come quelle a base di mela o di cacao, o allo sviluppo di nuove creme, destinate alla pizza o alla pasticceria, che rispondono a esigenze specifiche di texture, conservazione o gusto. Si tratta di un processo che, pur fondandosi sulla tradizione, guarda costantemente al futuro, anticipando modelli di consumo che ormai viaggiano a velocità sostenuta da un continente all’altro.
Il fuori casa come termometro dei consumi
La vitalità del settore, del resto, si misura proprio nella sua capacità di intercettare e spesso guidare le tendenze, in un periodo storico dove le abitudini alimentari riflettono trasformazioni sociali profonde. L’internazionalizzazione di Sigep, dunque, non è un dato meramente quantitativo ma qualitativo, che segna il passaggio da una fiera settoriale a una piattaforma di riferimento mondiale, dove si confrontano non solo prodotti ma visioni di business e culture gastronomiche differenti. Un ruolo, questo, che la manifestazione riminese ha ormai consolidato, posizionandosi come un osservatorio privilegiato su un comparto che resta, nonostante le oscillazioni congiunturali, un indicatore sensibile della capacità di spesa e delle preferenze dei consumatori a livello globale.




