Flotilla, gli attivisti italiani raccontano: "In Israele violenze e condizioni disumane"
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Redazione Interno
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In un video, che mostra un uomo con indosso solo una tuta bianca e delle ciabatte di plastica nonostante il freddo, mentre abbraccia la sorella sorridente all’aeroporto di Caselle, si materializza il primo racconto visivo del rientro. Riccardo Corradini, chirurgo a bordo della nave Conscience, è uno dei tre attivisti atterrati a Torino, le cui parole, insieme a quelle degli altri connazionali espulsi, descrivono un trattamento definito senza mezzi termini come una “crudeltà sottile”. “Ero a bordo della Conscience – ha dichiarato – quando la mattina dell’8 ottobre siamo stati attaccati, sequestrati e rapiti dalle forze di occupazione israeliane mentre eravamo in acque internazionali”. Un episodio, il suo, che si inserisce nel più ampio contesto del secondo tentativo della Freedom Flotilla Coalition di violare il blocco navale israeliano imposto sulle acque antistanti Gaza, mirato a portare aiuti umanitari nella Striscia.
Le dichiarazioni all'arrivo in Italia
“Siamo felici di essere qua”, ha esordito uno dei tre italiani giunti a Torino, Claudio Giuseppe Torrero, Riccardo Corradini e Francesco Prinetti, le cui valutazioni vanno ben oltre il semplice sollievo per la libertà ritrovata. “Gli israeliani ci hanno trattati peggio di come si immagina”, ha proseguito, aggiungendo un elemento di riflessione storica che attribuisce alla percezione avuta durante la detenzione: “c’è una crudeltà sottile: in Israele sta avvenendo qualcosa che fa molto pensare a brutte cose del passato”. Un’affermazione, questa, che delinea un’atmosfera percepita come una “trasformazione mostruosa”, percepita chiaramente dagli attivisti durante la loro permanenza forzata.
Lo sbarco a Fiumicino e la geografia dei rientri
Contestualmente all’arrivo al nord, un altro gruppo toccava il suolo italiano attraverso lo scalo di Fiumicino. Si tratta di Elisabeth Di Luca, un’educatrice in emergenza originaria del messinese, di Stefano Argenio, infermiere, e di Lorenzo Mollicone, inviato di un mensile. Anche per loro, come per tutti gli altri, il viaggio di rimpatrio è stato assicurato dalla Turkish Airlines, con partenza da Istanbul, dopo l’espulsione decisa dalle autorità israeliane. Il loro arrivo porta a sette il numero complessivo degli attivisti italiani rientrati, completando un quadro che ha visto anche Lorenzo Bresciani atterrare all’aeroporto di Bologna.
La ricostruzione dei fatti e le accuse
Il racconto unificato degli eventi, che emerge dalle diverse dichiarazioni, parla di un intervento militare avvenuto in acque internazionali contro le imbarcazioni della flottiglia, definito senza giri di parole come un attacco, un sequestro e un rapimento. A questo è seguita, secondo le loro testimonianze, la detenzione in condizioni che sono state etichettate come “disumane”, un’esperienza che ha lasciato su di loro, oltre alla sofferenza fisica per il trattamento subito, il segno di una profonda inquietudine per quanto osservato, tanto da spingere alcuni a formulare paralleli con periodi bui della storia.




