Trump ridisegna la mobilità americana: standard ambientali allentati per l’industria auto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con un ordine esecutivo che segna una virata netta rispetto alle politiche dell’amministrazione precedente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha allentato in modo significativo gli standard di efficienza energetica per le autovetture, il cosiddetto CAFE. Una mossa, annunciata in campagna elettorale e ora concretizzata, che rappresenta un vero e proprio dietrofront sulla transizione verde accelerata voluta da Joe Biden e che ha immediatamente sollevato un visibile sospiro di sollievo tra i costruttori, da tempo in apprensione per gli stringenti limiti imposti ai consumi e alle emissioni. L’azione del tycoon, il quale ha definito quegli standard una "truffa", mira dichiaratamente a ridurre quello che viene percepito come un pesante fardello economico sia per l'industria automobilistica nazionale sia per i consumatori, riorientando l'intero potere del governo federale a sostegno dei veicoli a benzina piuttosto che degli elettrici.

Pensare in piccolo o tornare alla realtà?

Paradossalmente, l’uomo che ha fatto del “pensare in grande” un mantra personale e professionale, ora si fa promotore, con toni che ricordano un editto, della produzione di auto “piccole, economiche, efficienti” e, a suo dire, “fantastiche”. Una dichiarazione che induce a riflettere sulla reale portata di una svolta che, al di là delle retoriche, vanifica uno degli sforzi strutturali del paese per contrastare il cambiamento climatico. Questo riallineamento forzato della politica industriale e ambientale, descritto da alcuni osservatori come un "sverniciare" il green, getta peraltro il settore automobilistico in una rinnovata fase di incertezza, costretto a riadattare piani e investimenti a lungo termine a norme che sembrano muoversi a seconda degli umori politici della Casa Bianca.

La reazione dell'industria: buonsenso o miopia?

Dall’altra parte dell’oceano, i vertici dei colossi automobilistici con forti interessi nel mercato nordamericano hanno accolto la mossa con freddo pragmatismo. L’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha parlato del “giorno in cui le regole si riconciliano con la domanda reale”, un concetto immediatamente fatto proprio da Jim Farley, numero uno di Ford, il quale ha sottolineato come “allineare gli standard di efficienza alla realtà del mercato” costituisca una “vittoria del buon senso”. Affermazioni che, se ascoltate fuori contesto, potrebbero sembrare rivolte a quelle istituzioni europee – come la Commissione di Bruxelles – che mantengono invece una linea più rigida sulla decarbonizzazione dei trasporti, ma che in realtà esprimono un calcolato sollievo per una tregua normativa nel cruciale mercato statunitense.

Le implicazioni di uno scontro di visioni

La divergenza tra le due sponde dell'Atlantico, per quanto riguarda la regolamentazione del settore automotive, appare ormai cristallizzata. Mentre l'Europa, pur con qualche tentennamento e rinvio, procede sulla sua strada verso la graduale eliminazione del motore a combustione interna, gli Stati Uniti di Trump imboccano una direzione opposta, privilegiando considerazioni di carattere economico immediato e una lettura della domanda di mercato che marginalizza l'urgenza climatica. Questa frizione non è solo ideologica, ma avrà concrete ripercussioni sulle strategie industriali globali dei costruttori, chiamati a navigare in scenari normativi sempre più frammentati e contrastanti, con inevitabili riflessi sugli investimenti in ricerca e sviluppo e sulla pianificazione della gamma di prodotti nei diversi continenti.

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