Nuove intercettazioni scuotono il mondo della ginnastica: presunti abusi a Fabriano e Desio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le intercettazioni disposte dalla Procura di Monza nel 2022, riemerse nelle ultime settimane, hanno aperto un vaso di Pandora che rischia di travolgere non solo i vertici della Federazione Ginnastica d’Italia, ma anche l’intero sistema di allenamento delle giovani atlete. Se già il caso Maccarani – con l’ex ct delle Farfalle della ritmica accusata di maltrattamenti e poi estromessa dalla federazione – aveva scosso l’ambiente, le nuove rivelazioni ampliano il perimetro dell’inchiesta, coinvolgendo realtà finora ritenute immuni da sospetti.

Tra queste c’è la palestra di Fabriano, dove, secondo le registrazioni, alcune ginnaste sarebbero state costrette a spogliarsi e rinchiuse in uno stanzino freddo come forma di punizione. Una dinamica che, se confermata, svelerebbe metodi coercitivi ben radicati, lontani dall’immagine rassicurante che certi centri di formazione hanno voluto trasmettere. Le testimonianze intercettate, ancora da verificare in sede processuale, descrivono un clima di umiliazione e controllo, con pratiche che andrebbero ben oltre la normale disciplina sportiva.

Non è la sola struttura finita nel mirino: l’Accademia di Desio, già al centro delle indagini, torna sotto i riflettori per episodi analoghi, mentre cresce l’attesa per i prossimi sviluppi giudiziari. La mancanza di un procuratore capo alla Procura Federale, però, rischia di rallentare l’iter, lasciando spazio a un vuoto d’azione che alimenta le polemiche. Intanto, il licenziamento di Emanuela Maccarani – formalmente motivato da ragioni tecniche – appare sempre più come un tentativo di contenere un scandalo ormai esploso.

Quello che emerge dalle carte è un sistema in cui le pressioni psicologiche e le punizioni corporali, seppur non fisicamente violente, sembrano essere state normalizzate in alcuni contesti. Le atlete, spesso giovanissime, avrebbero subito trattamenti degradanti in nome di una disciplina spietata, con conseguenze ancora tutte da valutare. Senza un’autorità indipendente in grado di fare chiarezza – come una commissione ad hoc – il rischio è che le inchieste procedano a singhiozzo, lasciando irrisolte le questioni più spinose.

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