Nuove intercettazioni scuotono la ginnastica ritmica: accuse di umiliazioni e maltrattamenti
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Redazione Sport
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Mentre il caso Emanuela Maccarani, ex direttrice tecnica della Nazionale di ginnastica ritmica, prosegue con il suo iter giudiziario davanti al Tribunale di Monza, nuove rivelazioni ampliano il perimetro delle indagini, coinvolgendo realtà che fino a poco tempo fa sembravano immuni da polemiche. Le intercettazioni pubblicate dalla Gazzetta dello Sport gettano luce su presunti metodi coercitivi adottati non solo nel centro federale di Desio, ma anche in quello di Fabriano, dove si è formata Sofia Raffaeli, bronzo olimpico a Parigi 2024.
Dalle telefonate emerge un quadro inquietante: secondo le registrazioni, Julieta Cantaluppi, ex allenatrice della Società Ginnastica Fabriano e della Nazionale juniores, avrebbe imposto punizioni umilianti alle atlete, tra cui costringerle a rimanere in mutande o rinchiuderle in uno stanzino dopo errori durante gli esercizi. Se alcune voci – come quelle che riguardano Raffaeli – sono ancora da verificare, altre troverebbero riscontro nelle testimonianze già raccolte nei fascicoli giudiziari.
Quello che colpisce, al di là dei singoli episodi, è la sistematicità di certi comportamenti, descritti con toni che lasciano poco spazio all’interpretazione. Le giovani ginnaste, alcune minorenni, sarebbero state sottoposte a pressioni psicologiche e fisiche, in un clima di paura e controllo che andava ben oltre la rigida disciplina sportiva. Non a caso, il licenziamento di Maccarani, avvenuto mercoledì scorso per decisione della Federazione guidata da Andrea Facci, non ha spento le polemiche, anzi le ha riaccese con maggiore intensità.




