Elezioni in Russia, Putin stravince (ovviamente): comunisti secondi. Come “osservatore” anche il vannacciano Ugo Rossi: “Molta più democrazia lì che in Italia”
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Redazione Esteri
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Scontato il risultato dell'ultima tornata elettorale in Russia, dove il partito del presidente Vladimir Putin – Russia Unita – ha stravinto, assicurandosi una maggioranza schiacciante alla Duma. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale, la formazione del capo del Cremlino ha raccolto il 57,83 per cento dei voti, conquistando 355 dei 450 seggi della camera bassa del Parlamento russo. Nella precedente legislatura il partito era rappresentato da 310 deputati.
Al secondo posto si è piazzato il Partito comunista, con il 13,89 per cento dei voti, seguito dagli ultranazionalisti del Partito Liberal-Democratico di Russia, con il 9,29 per cento. L’affluenza complessiva è stata del 59,32 per cento, in rialzo rispetto al 51,72 per cento registrato nel 2021. Si è trattato delle prime elezioni per il rinnovo della Duma dall'invasione dell'Ucraina, con voto anche nei territori occupati.
Il quadro politico e le denunce dell'opposizione
Il partito del presidente russo ha monopolizzato il Parlamento dal 2003, e il risultato di questa tornata consolida ulteriormente la sua posizione. Il leader di Russia Unita, Dmitri Medvedev, ha commentato l’esito del voto sostenendo che i cittadini russi mantengono la fiducia nella principale forza politica del Paese. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov si è congratulato per quello che ha definito il fallimento dei tentativi occidentali di presentare le elezioni come non democratiche. Non sono mancate, tuttavia, le denunce di irregolarità da parte delle formazioni di opposizione.
Yabloko, l’unico partito che si era schierato contro la guerra in Ucraina e che è stato escluso dalle elezioni, ha riferito che molti suoi membri presentatisi come osservatori ai seggi sono stati allontanati. Secondo quanto riportato dall’opposizione, il problema maggiore è stata l’impossibilità per molti russi di votare con le schede cartacee, con l’obbligo di ricorrere al voto telematico, strumento che le forze contrarie al governo considerano esposto a frodi.
Nelle giornate del voto, dissidenti ed emigrati russi hanno organizzato proteste davanti alle ambasciate e ai consolati in diverse città straniere, tra cui Yerevan, Londra e Berlino.
Il consigliere triestino invitato come osservatore
Tra gli osservatori internazionali invitati a vigilare sulle elezioni figura anche il consigliere comunale triestino Ugo Rossi, confluito negli ultimi mesi in Futuro Nazionale. Come riportato dallo stesso Rossi sui social, il consigliere è stato inviato nell’estremo oriente russo, al confine con la Cina, nella città di Chabarovsk. Per l’esponente del partito di Roberto Vannacci non solo le elezioni si sono concluse “con la massima trasparenza e regolarità”, ma addirittura nella Federazione russa ci sarebbe “molta più democrazia e trasparenza che in Occidente e in Italia”.
“Ho trovato grande trasparenza e accessibilità al voto – ha scritto – molto più che in Italia”. Rossi ha anche definito “molto interessanti le novità introdotte” nelle procedure di voto, come “le telecamere che controllano 24 ore al giorno le urne e le procedure portate avanti dalla commissione”.
Il profilo dell’osservatore e le precedenti esperienze
Ugo Rossi, classe 1991, è un ingegnere che ha esordito politicamente nel Movimento Cinque Stelle, avvicinandosi poi a posizioni no Green Pass durante la pandemia, fino a candidarsi come sindaco di Trieste con il movimento 3V nel 2021. Negli ultimi anni la sua attenzione si è spostata su temi di politica estera, con posizioni dichiaratamente favorevoli alla Russia.
Non è la prima volta che Rossi partecipa a missioni di osservazione elettorale in area russa: era già stato impegnato nella supervisione del voto durante il referendum del settembre 2022 per l’annessione delle quattro province ucraine alla Russia. L’invito a Chabarovsk rientra in un programma che ha coinvolto anche altri osservatori provenienti dall’Italia, tra cui il professore emerito Angelo D’Orsi, già docente di Storia del pensiero politico all’Università di Torino.
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