L'Agenzia delle Entrate chiarisce i controlli sul concordato preventivo biennale
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Redazione Economia
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L'Agenzia delle Entrate ha precisato che la verifica delle cause di decadenza dal concordato preventivo biennale, il cosiddetto CPB, può essere esercitata anche oltre i termini ridotti dell’attività accertativa, pur nel rispetto del limite massimo ordinario, qualora emergano elementi che attestino la non veridicità dei dati forniti dal contribuente. Il presupposto fondamentale per il riconoscimento dei benefici premiali, infatti, rimane la correttezza e la completezza delle informazioni dichiarate, senza le quali l’intera procedura perde la sua ragion d’essere.
Proprio in questi giorni, con la scadenza del 30 settembre per aderire all’edizione 2025/2026 che si avvicina rapidamente, le partite IVA sono chiamate a soppesare i vantaggi dell’accordo. Chi deciderà di aderire entro tale data potrà infatti accedere a un pacchetto di agevolazioni che include, oltre ai benefici ISA, anche il regime forfettario sui redditi incrementali e la possibilità di usufruire del ravvedimento speciale per regolarizzare le posizioni pregresse.
Proprio sul tema del ravvedimento speciale, l’Agenzia ha pubblicato un provvedimento il 19 settembre scorso, nel quale ha definito le modalità operative per sanare gli anni d’imposta dal 2019 al 2023. La procedura, che si applica a chi aderisce al CPB per il prossimo biennio, è di notevole semplicità: non è richiesta alcuna domanda specifica, essendo sufficiente il versamento delle somme dovute per ottenere la regolarizzazione.




