Sylvester Stallone, il prezzo del fisico di Rocky: «Bulimico e ossessionato, senza steroidi non si arriva a tanto»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A 80 anni Sylvester Stallone ha deciso di raccontare cosa c’era dietro la corazza di muscoli che ha definito Rocky Balboa e John Rambo. In un’intervista al New York Times per presentare il memoir The Steps, in uscita il 29 settembre, l’attore ha parlato di bulimia, steroidi, attacchi d’ansia e di un corpo che oggi, dice, è tenuto insieme «col fil di ferro».

Un’armatura costruita a caro prezzo

Per Stallone quei muscoli avevano una funzione precisa: «Era la mia armatura», ha spiegato. Tutto era cominciato con Rocky, un personaggio che inizialmente doveva avere l’aspetto di un uomo qualunque e che con i sequel era diventato via via più attento alla propria immagine. Per Rambo, invece, l’attore voleva qualcosa di diverso: si era ispirato a un felino, immaginando il corpo di un giaguaro, «più selvaggio, aggressivo, molto agile e atletico», lontano dalla mole di Arnold Schwarzenegger.

La ricerca di quel risultato finì per trasformarsi in qualcosa di molto più problematico. «Poi è diventata un’ossessione. Davvero brutta», racconta. Durante le riprese di Rocky III era arrivato a portare la percentuale di massa grassa al 2,6%. Anche il rapporto con il cibo si era fatto difficile: «Non riuscivo a tenere giù niente. O meglio, non volevo farlo», ricorda, descrivendo quella fase come una forma di «culto ossessivo del corpo».

Steroidi e interventi: «Un costo terribile»

Alla domanda sull’uso degli anabolizzanti, Stallone non ha esitato: «Certo che devi usare gli steroidi». Ha raccontato di averli assunti periodicamente seguendo cicli di circa sei settimane, alternati a sei settimane di pausa, precisando che anche questa pratica ha avuto conseguenze pesanti. Secondo lui con un metodo esclusivamente naturale non è possibile raggiungere determinati risultati, «a meno che tu non sia uno scherzo della natura».

Il conto, dice, è stato salato: «Un costo terribile, emotivo e fisico». Un punto di svolta sarebbe arrivato con Cop Land, il film del 1997 in cui interpretava uno sceriffo in sovrappeso e sordo da un orecchio. A quel punto, però, il suo corpo aveva già subito danni importanti. L’attore ha ammesso di averlo sottoposto a uno stress eccessivo e ha elencato nove operazioni alla schiena, due interventi alle spalle e tre fusioni cervicali. Per descrivere le sue condizioni attuali usa un’immagine diretta: «Sto insieme col fil di ferro».

Ha aggiunto di dover assumere ogni giorno «un sacco di pillole per andare avanti» e di considerarsi, a 80 anni, ancora «abbastanza in forma», con la voglia di continuare ad allenarsi. «Ho abusato del mio corpo», ammette, ricordando anche la sua abitudine a eseguire personalmente molte delle acrobazie durante le riprese.

Gli attacchi d’ansia e il memoir

Nel libro e nell’intervista Stallone racconta anche un altro aspetto della propria esperienza: gli attacchi d’ansia. Il primo episodio intenso risale a quando aveva 36 anni, mentre stava guardando alcune immagini non montate di un film. L’attore ricorda di essersi alzato improvvisamente, di aver sentito i peli sul collo rizzarsi e una forte sensazione di calore, convinto di stare morendo. Episodi simili si sarebbero ripetuti più volte, prima di scomparire per circa cinque anni.

L’ansia sarebbe tornata anche in seguito, persino in occasione delle apparizioni televisive. Con il passare del tempo il problema non è scomparso del tutto: l’attore ha raccontato di aver continuato a sentire il bisogno di allontanarsi dagli ambienti particolarmente affollati. The Steps, pubblicato da William Morrow, è uscito negli Stati Uniti il 29 settembre e ripercorre gli anni che hanno preceduto il successo di Rocky, fino alla notte degli Oscar del 1977.

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