Sylvester Stallone, la bulimia e gli steroidi ai tempi di «Rocky III»: «Ora son tenuto assieme col fil di ferro»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dietro gli addominali scolpiti che hanno trasformato Sylvester Stallone in una leggenda vivente del cinema d'azione anni Ottanta c'erano un disturbo alimentare, un ricorso massiccio agli anabolizzanti e un'ossessione che ha presentato il conto con decenni di ritardo. A raccontarlo è stato lo stesso attore, ottant'anni compiuti lo scorso luglio, in una intervista al «New York Times» dedicata alla promozione del suo memoir «The Steps», in libreria dal 29 settembre.
Nel corso della conversazione, Stallone ha ripercorso senza filtri il rapporto con il proprio corpo e i cambiamenti che hanno segnato una carriera costruita anche sull'immagine fisica.
L'armatura di Rocky e Rambo
La trasformazione muscolare che lo ha reso celebre non è stata soltanto una questione di allenamento. «Era la mia armatura», ha spiegato l'interprete di Rocky Balboa, descrivendo come il suo fisico sia diventato nel tempo un elemento narrativo dei personaggi che interpretava. All'inizio, racconta, il pugile di Filadelfia «era un tipo comune, dall'aspetto normale», ma con il procedere della saga «è diventato un po' più vanitoso».
Per il guerriero di Rambo, invece, la direzione era un'altra: «dovevo essere un po' più animalesco», ha aggiunto, spiegando di essersi ispirato a un felino per costruire una muscolatura «non grossa come quella di Arnold, ma più selvaggia, aggressiva, molto agile e atletica». Dalla cura del dettaglio fisico all'autodistruzione, però, il passo è stato breve.
La forma fisica diventa un culto
Con le riprese di «Rocky III», nel 1982, quella ricerca estetica si è trasformata in qualcosa di molto più pericoloso. «Era diventata un'ossessione. Davvero brutta. Sono arrivato al punto di diventare bulimico», ha rivelato Stallone, confessando di essere sceso fino al 2,6 per cento di grasso corporeo. Il problema non era soltanto riuscire a trattenere il cibo, ma la volontà stessa di farlo. «Non volevo farlo, perché ero diventato ossessionato dal mantenere quella forma fisica», ha precisato. «Era letteralmente una sorta di culto ossessivo del corpo».
E nessuno, sostiene, riesce a sostenere quei livelli senza sostanze: «Non mi importa cosa dicano, sono tutte balle».
Steroidi a cicli e il prezzo sul corpo
Interrogato direttamente sugli anabolizzanti, la risposta è stata netta. «Certo che devi usare gli steroidi», ha dichiarato, precisando che il ricorso avveniva «con criterio: sei settimane sì e sei settimane no». La gente dice che non si può diventare così naturalmente, ha osservato, «no, non puoi, a meno che tu non sia uno scherzo della natura». Il conto di quegli anni, però, è arrivato puntuale. «Ho davvero abusato del mio corpo», ha ammesso, elencando gli interventi subiti: nove operazioni alla schiena, due alle spalle e tre fusioni cervicali.
«Sto insieme col fil di ferro», ha sintetizzato, «ma ho ancora la voglia di restare in forma». Oggi prende «un sacco di pillole per andare avanti» e non considera più il suo fisico come una corazza.
Il memoir e la promozione televisiva
Le dichiarazioni rilasciate al quotidiano statunitense sono state poi riprese e ampliate nel corso di un'apparizione al «Tonight Show Starring Jimmy Fallon», dove Stallone ha continuato a promuovere il libro. Il memoir, intitolato «The Steps» come la celebre scalinata del Museum of Art di Filadelfia che il suo personaggio più iconico saliva durante gli allenamenti, ripercorre i primi trent'anni di vita dell'attore: dall'infanzia difficile all'esordio nel mondo dello spettacolo, fino al successo di «Rocky», che nel 1976 vinse l'Oscar come miglior film.
Un periodo che, come ha spiegato, intendeva raccontare senza addolcire i passaggi più duri.
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