Rocky sono io, la scommessa di Stallone conquista la Festa del Cinema di Roma

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Roma si è arresa al fascino di un perdente che ha scritto la propria leggenda a pugni chiusi. Rocky sono io, il film di Peter Farrelly dedicato alla genesi del capolavoro del 1976, è stato presentato in anteprima alla 21ª Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, raccogliendo applausi scroscianti in ogni sala.

L'appuntamento con il pubblico italiano è fissato per il 31 dicembre, quando la pellicola arriverà nelle sale distribuita da Eagle Pictures, forte di un'accoglienza che al Toronto International Film Festival aveva già fatto parlare di sé come possibile contendente alla statuetta.

Il volto di un'ossessione

A dare corpo e voce a un Sylvester Stallone ancora sconosciuto e affamato è Anthony Ippolito, attore che nel 2022 aveva già vestito i panni di un giovane Al Pacino nella serie The Offer. La trasformazione fisica e vocale è il cuore pulsante dell'operazione: Ippolito non si limita a imitare la maschera del divo, ma ne restituisce la fragilità ruvida, quella parlata impastata e quello sguardo ammaccato che negli anni Settanta facevano di Stallone un outsider perfetto per la New York dei quartieri bassi.

Attorno a lui si muovono figure decisive per la sua ascesa: AnnaSophia Robb è Sasha Czack, la prima moglie e prima sostenitrice; Matt Dillon interpreta il padre Frank, una presenza severa e ingombrante; mentre P.J. Byrne e Toby Kebbell danno volto ai produttori Irwin Winkler e Robert Chartoff, inizialmente riluttanti a puntare su un attore debuttante per un film potenzialmente da record.

La clausola che cambiò tutto

La sceneggiatura di Peter Gamble si concentra su un snodo contrattuale tanto semplice quanto decisivo. Stallone, che viveva di espedienti e dormiva dove capitava, aveva scritto una storia di riscatto pugilistico destinata a diventare il simbolo dei perdenti che non si arrendono. I produttori apprezzarono il copione e arrivarono a offrire cifre considerevoli per acquistarlo, ma la loro intenzione era quella di affidare il ruolo di Rocky Balboa a un interprete affermato.

La risposta di Stallone fu un rifiuto netto: pur di recitare, accettò un cachet ridotto e un budget complessivo fermato a un milione di dollari, ottenendo in cambio la libertà di scegliere se stesso come protagonista. È il compromesso che ha permesso a Rocky di vincere tre Oscar su dieci candidature, incluso il premio per il miglior film, e di trasformare un attore disoccupato in una leggenda di Hollywood.

Farrelly e il mestiere del cinema

Peter Farrelly, già premio Oscar per Green Book, dirige la vicenda con un tono agrodolce, lasciando affiorare la commedia senza mai cancellare la durezza di un'esistenza precaria. La ricostruzione degli anni Settanta passa attraverso dettagli materiali: le riprese improvvisate senza permessi, le prime steadycam, la sensazione che fare cinema richieda cuore e la capacità di mettere qualcosa di sé davanti all'obiettivo.

Non mancano i riferimenti a un'industria che stava cambiando pelle, con la New Hollywood a scalfire le regole degli studios, e il film sceglie di non celebrare la vittoria fine a se stessa, quanto piuttosto la testardaggine di chi continua a presentarsi ai provini nonostante le porte in faccia.

Un mito che torna in sala

A cinquant'anni esatti dall'uscita del primo Rocky, la pellicola di Farrelly si inserisce in un filone di biopic dedicati ai retroscena dei grandi classici, sulla scia di operazioni come The Offer. La scelta di raccontare Stallone prima di Balboa permette di osservare da vicino il momento in cui un autore decide di scommettere su se stesso contro ogni previsione contraria.

Sylvester Stallone, dal canto suo, ha visto il film e ha dato la sua benedizione al progetto, come confermato dallo stesso regista, il quale ha raccontato di aver ricevuto una telefonata entusiasta subito dopo la proiezione privata. Per il pubblico italiano non resta che attendere l'ultimo dell'anno, quando la scalinata del Museo di Arte di Filadelfia tornerà a risuonare di una corsa che dura da mezzo secolo.

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