Sono riprese nel lago di Santa Giustina le ricerche di Sara Pedri, la ginecologa scomparsa cinque anni fa
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Redazione Interno
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Il lago, in questi giorni, offre una visuale dei propri fondali che in altre stagioni sarebbe impensabile: il livello dell’acqua, complice un inverno scarso di precipitazioni e lo svaso programmato per la primavera, si è abbassato sensibilmente, e questa circostanza ha convinto la prefettura di Trento ad accogliere l’ennesima, dolorosa richiesta giunta dalla famiglia. Da sabato 28 febbraio, quindi, sommozzatori dei vigili del fuoco, carabinieri, soccorso alpino e forestale stanno scandagliando porzioni del bacino artificiale della Val di Non, tornando idealmente sul luogo che, dal 4 marzo 2021, custodisce il segreto più cupo di questa storia. L’auto di Sara, una Volkswagen T-Roc, venne ritrovata nei pressi del ponte di Mostizzolo, con il telefono ancora all’interno, e da allora ogni tentativo di reperire il Corpo della giovane ginecologa forlivese – che di anni ne aveva trentuno – si è infranto contro il silenzio di quelle acque.
A parlare, in queste ore, è soprattutto Emanuela Pedri, la sorella, che attraverso la pagina Facebook Verità per Sara Pedri sta cercando di dare un senso a un’attesa lunga ormai cinque anni. Le sue parole, riportate dai cronisti presenti sul posto, raccontano di un sentimento che oscilla continuamente tra la ragione e il cuore: la mente, spiega, sa bene che dopo tutto questo tempo le speranze di ritrovare un sono ridotte al lumicino, ma il cuore continua a sperare in un piccolo segno, in una traccia minima che possa finalmente rispondere alla domanda che da cinque anni accompagna le loro giornate. «Ci basterebbe una scarpa», ha detto Emanuela, «o il paio di occhiali blu-viola che Sara indossava quel giorno, qualunque cosa che possa dirci se lei è davvero lì». Le operazioni, coordinate in questa fase iniziale, dovrebbero comunque avere un seguito più strutturato nei mesi di aprile e maggio, quando il livello del lago scenderà ulteriormente e permetterà passaggi più approfonditi.
La vicenda giudiziaria, inevitabilmente, si intreccia con questo nuovo capitolo di ricerche. Poco più di un anno fa, nel gennaio del 2025, il gip di Trento aveva assolto con formula piena Saverio Tateo, all’epoca primario del reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara, e la sua vice Liliana Mereu, dalle accuse di maltrattamenti in concorso nei confronti del personale del reparto – un clima di presunte vessazioni e mobbing che, secondo la ricostruzione della famiglia, avrebbe portato Sara a dimettersi il giorno prima della scomparsa e a compiere quel gesto disperato. L’azienda sanitaria, nel frattempo, è stata condannata a risarcire l’ex primario per il licenziamento ritenuto illegittimo.
Un dolore che non si arrende e la speranza affidata a un oggetto
La battaglia di Emanuela, però, non è mai stata soltanto quella per trovare un colpevole in tribunale. Lo dimostra il fatto che, nonostante l’assoluzione dei due medici, la richiesta di nuove ricerche sia stata avanzata con la stessa determinazione di sempre. «Cercare Sara non significa soltanto cercarla fisicamente», ha scritto la sorella sui social, «significa continuare a riconoscere la sua presenza nella sua assenza, permettere alla sua voce di vivere ancora attraverso di noi». E in questo grido, che rifiuta di essere archiviato, c’è anche la consapevolezza che la storia di Sara ha avuto il merito di accendere i riflettori su un dolore silenzioso come il mobbing, costringendo il dibattito pubblico a confrontarsi con le storture di certi ambienti lavorativi.
I tecnici, in queste ore, si muovono con cautela tra le rive del lago, sapendo che ogni immersione potrebbe rivelarsi decisiva oppure risolversi in un nulla di fatto, come già accaduto in passato. Per la famiglia Pedri, invece, ogni giorno è un tentativo di strappare un segno al destino: basterebbe un indumento, un paio di occhiali, qualcosa che lenisca il tormento di non sapere. Perché, come ha ripetuto più volte Emanuela, «Sara è là», e l’unica cosa che conta, adesso, è riuscire a portarla a casa.




