Miano, la preghiera del Re Jesus per Lorenzo Spasiano: "Era uno di noi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di lunedì si è portata via Lorenzo Spasiano, ventun anni, un colpo di pistola al petto esploso a distanza ravvicinata mentre si trovava a Miano. Un gesto che, stando a quanto finora ricostruito dagli inquirenti, sarebbe scaturito da un banale fallo commesso durante una partita di calcetto; un movente sproporzionato che ha trasformato una serata tra amici in un ennesimo episodio di violenza senza appello.

In attesa di risposte che possano fare luce sull'esecuzione, il quartiere si stringe attorno alla famiglia del ragazzo, mentre la squadra di calcio a 5 Re Jesus ha voluto ricordarlo a modo suo, con una preghiera collettiva che sa di riscatto e di memoria.

Il gesto della squadra Re Jesus e il ricordo del capitano

Ieri sera, i giocatori del Re Jesus, formazione che dal 2018 porta avanti un progetto sociale finalizzato al recupero dei giovani che vivono situazioni di vita complesse, hanno interrotto le loro attività per un momento di raccoglimento. A raccontarlo è Lino Pugliese, il capitano della squadra, che conosceva Lorenzo non solo per averlo incrociato sul campo ma anche per il legame stretto con suo fratello Francesco, con il quale ha condiviso numerose partite.

"Lorenzo era uno di noi", ha spiegato Pugliese, sottolineando come quella preghiera non fosse un semplice gesto formale, ma il tentativo di restituire dignità a un ragazzo che, come tanti altri nel quartiere, cercava nel gioco un'alternativa alla strada. La scelta di Re Jesus di trasformare il calcio in uno strumento di aggregazione e legalità, in un contesto dove la criminalità spesso recluta giovani vite, rende il ricordo di Lorenzo ancora più amaro e paradossalmente significativo, quasi a voler dimostrare che nemmeno la passione per lo sport riesce a schermarsi dalla furia di una ritorsione.

I funerali e la visita del sindaco Manfredi

L'ultimo saluto a Lorenzo Spasiano si terrà molto probabilmente sabato mattina, alle dieci, nella chiesa di Sant'Alfonso e San Gerardo a Miano. Un luogo che porta con sé il peso di un altro dolore recente e irrisolto, quello che nell'ottobre del 2018 vide celebrare i funerali di Raffaele Perinelli, anche lui ventunenne, anche lui vittima di una lite degenerata in ritorsione, anche lui figlio di quella stessa periferia difficile che oggi fatica a rialzarsi.

Questo pomeriggio, intanto, il sindaco Gaetano Manfredi si è recato a Miano per portare un gesto di conforto alla famiglia di Lorenzo, che attende con ansia gli sviluppi delle indagini per capire chi abbia premuto il grilletto e quali siano state le dinamiche esatte della serata. L'assenza di elementi certi, a poche ore dall'omicidio, lascia spazio a domande che solo gli inquirenti potranno sciogliere, mentre il quartiere trattiene il fiato di fronte all'ennesima scia di sangue.

Le parole del primo cittadino sull'emergenza sociale

Manfredi, commentando l'accaduto, ha parlato di un'emergenza criminale e sociale che si configura come una sfida non semplice da affrontare, ma ha voluto comunque citare due esempi positivi come San Giovanni e Scampia, modelli di riscatto che, a suo avviso, andrebbero replicati. Il primo cittadino ha poi aggiunto che l'amministrazione sta concentrando una serie di investimenti su altre aree critiche della città, come Ponticelli, un altro quadrante complesso dove si spera che le risorse possano accelerare i processi di rigenerazione già nei prossimi mesi.

Le dichiarazioni, per quanto misurate, rivelano la consapevolezza di una battaglia che si combatte quotidianamente sui territori, dove la mancanza di opportunità e la presenza di organizzazioni criminali finiscono per alimentare un circolo vizioso che spesso, come nel caso di Lorenzo, si traduce in un carico di violenza inaccettabile.

La spoon river delle giovani vite spezzate

Quella di Lorenzo Spasiano è soltanto l'ultima di una lunga scia di tragedie che sembra non avere fine. Appena due mesi fa, a Ponticelli, ha perso la vita Fabio Ascione, un ragazzo che aveva da poco smontato dal lavoro in una sala Bingo e che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Prima di lui c'è stato Giogiò, poi Francesco Pio Maimone, e così via, in una sorta di spoon river metropolitana che racconta il fallimento di una società incapace di proteggere i propri figli.

Ogni nome è una ferita aperta, ogni storia un monito che rischia di cadere nell'assuefazione se non si inverte la rotta. La preghiera del Re Jesus, in questo senso, rappresenta un gesto di resistenza civile, un modo per dire che quei ragazzi non sono numeri ma persone che hanno lasciato un vuoto incolmabile nelle loro famiglie e nelle loro comunità.

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