Send Help, la cruda commedia sull'isola-deserto dove Sam Raimi torna a spaventare
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando un film di Sam Raimi approda nelle sale, l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori si accende inevitabilmente, poiché il suo percorso artistico, che dagli horror seminali degli esordi lo ha condotto fino alle vette dei colossal supereroistici, ha sempre mantenuto una cifra stilistica riconoscibile e discussa. Dopo l’esperienza con “Doctor Strange nel Multiverso della Follia”, opera che ha polarizzato il giudizio della critica, il regista compie ora un deciso ritorno alle origini con “Send Help”, pellicola che si colloca nel solco dell’horror-comedy fisico e politicamente connotato che ne ha segnato la fama. Il film, che vede protagonisti Rachel McAdams e Dylan O’Brien, trasforma una premessa narrativa apparentemente semplice – il naufragio su un’isola deserta – in una feroce metafora delle dinamiche di potere e dello sfruttamento nel mondo del lavoro contemporaneo, strizzando l’occhio, come è stato notato, a pellicole quali “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” di Lina Wertmüller.
Una lotta per la sopravvivenza oltre le apparenze
Ambientato interamente in un contesto claustrofobico e selvaggio, il racconto prende le mosse da una situazione estrema che ribalta i ruoli preesistenti, senza però che questo capovolgimento si traduca in una liberazione autentica. La trama, infatti, sviluppa il conflitto tra due superstiti – un manager e una sua sottoposta – costretti a dipendere l’uno dall’altra per sopravvivere, vedendo così trasformarsi la loro relazione gerarchica aziendale in uno scontro brutale per il controllo delle risorse e delle competenze pratiche. Raimi costruisce una disamina spietata, servendosi del linguaggio cinematografico che gli è proprio, fatto di humour nero, violenza grottesca e un ritmo serrato, per esplorare come le strutture di dominio si riproducano in qualsiasi contesto, persino in uno primitivo e spogliato di ogni convenzione sociale.
Il a corpo tra McAdams e O’Brien
La riuscita dell’operazione poggia in larga parte sulle spalle dei due interpreti principali, chiamati a sostenere un duello continuo, fatto tanto di dialoghi serrati quanto di un’interazione fisica estenuante e spesso crudele. Rachel McAdams e Dylan O’Brien danno vita a personaggi complessi, nei quali le rispettive maschere professionali si sgretolano progressivamente per lasciare emergere gli istinti più basilari, in una progressione che il regista gestisce con sapiente dosaggio. La loro performance, che evita con intelligenza facili caricature, permette allo spettatore di riconoscere, in quella dinamica distopica, un’amplificazione di meccanismi di microviolenza e sopruso purtroppo familiari, rendendo la visione tanto divertente quanto profondamente disturbante.
Un ritorno al genere che parla al presente
“Send Help” si configura, dunque, non come un mero esercizio di stile o una nostalgica rievocazione del proprio cinema da parte del regista, bensì come un’opera attuale e tagliente, capace di utilizzare le convenzioni del genere horror e della commedia per veicolare una riflessione acuta sul potere e la sopravvivenza. La scelta di Sam Raimi di abbandonare temporaneamente i budget stellari dei franchise per tornare a un cinema più viscerale e direttamente personale è stata accolta con favore da chi ne seguiva la carriera dalle origini, trovando in questa pellicola una conferma della sua inconfondibile voce autoriale. Il film, distribuito nelle sale italiane, dimostra come l’horror, nelle mani di un autore consapevole, possa trascendere la pura evasione per diventare uno strumento di indagine sociale particolarmente efficace.




