Il presepe di Mercogliano e il Gesù Bambin@: una scelta simbolica che accende il dibattito

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella chiesa di Capocastello, a Mercogliano, il tradizionale presepe ha assunto quest'anno le sembianze di un manifesto, una rappresentazione volutamente provocatoria che, sostituendo la classica statuetta con un “Gesù Bambin@”, ha immediatamente polarizzato le reazioni. L'ideatore, don Vitaliano Della Sala, sacerdote noto per posizioni spesso vicine alle istanze no global, ha infatti collocato al centro della scena natalizia non il consueto bambino ma una figura il cui nome è declinato al femminile attraverso l'uso della chiocciola, espediente grafico mutuato dal linguaggio inclusivo contemporaneo e assimilabile allo schwa. Una scelta, quella del parroco, che intende veicolare un messaggio preciso e radicale, ossia l'incarnazione divina anche nella condizione femminile, in particolare in quella delle donne oppresse.

Le motivazioni di un gesto teatrale

Durante l'omelia della notte di Natale, riportata poi integralmente sui suoi canali social, don Vitaliano ha illustrato le ragioni di una simile innovazione, richiamandosi peraltro all'origine francescana del presepe come strumento per avvicinarsi all'evento della Natività. “Quest’anno – ha dichiarato il sacerdote – nasci anche donna, come quelle maltrattate, vendute, violentate”. Il presepe, in questa chiave interpretativa, cessa di essere una mera rievocazione storica per trasformarsi in un atto di denuncia e di solidarietà verso le vittime di soprusi, un invito a riconoscere il sacro in ogni essere umano sofferente. La provocazione, del resto, tocca anche una questione interna alla Chiesa, poiché don Vitaliano ha colto l'occasione per lanciare un appello contro la discriminazione delle donne che sentono la vocazione al sacerdozio.

La replica politica e il botta e risposta

La visibilità data dal gesto non ha tardato ad attirare l'attenzione del mondo politico, innescando un aspro scambio verbale. Il ministro Matteo Salvini, pubblicando una foto del presepe particolare, ha commentato seccamente con un “Ma vi pare normale?”, esprimendo così un giudizio di netta condanna verso quella che è stata percepita come una forzatura ideologica della tradizione. La risposta del parroco di Mercogliano non si è fatta attendere ed è stata altrettanto diretta, sfiorando il tono della polemica personale: durante la stessa omelia, infatti, don Vitaliano ha replicato invitando il ministro a occuparsi piuttosto di far arrivare i treni in orario, deviando così la discussione dal piano teologico-simbolico a quello delle concrete responsabilità di governo.

Oltre la polemica immediata

Al di là del battibecco istantaneo, la rappresentazione di Mercogliano solleva interrogativi più profondi sul ruolo del simbolo religioso in una società culturalmente fluida e sulle sue potenzialità narrative. Quello che don Vitaliano definisce un tentativo di avvicinarsi allo spirito del primo Natale, attraverso un linguaggio contemporaneo, viene letto da molti come una strumentalizzazione, mentre per altri costituisce un necessario aggiornamento del messaggio evangelico. La vicenda, per quanto circoscritta a una piccola parrocchia irpina, riflette tensioni e divisioni che attraversano tanto la sfera religiosa quanto quella pubblica, mostrando come il presepe, da sempre luogo di contemplazione, possa trasformarsi, nelle intenzioni di alcuni, in una piattaforma di militanza.

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