Lo scudo penale per i medici slitta ancora, governo diviso e proteste dei camici bianchi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Quello che doveva essere il via libera definitivo allo scudo penale per i medici, atteso da anni e fortemente voluto dal ministro della Salute Orazio Schillaci, si è trasformato in un nuovo rinvio. Il provvedimento, che avrebbe dovuto rendere strutturale la protezione dei camici bianchi dalle cause penali – limitando la punibilità ai soli casi di "colpa grave" – è stato nuovamente bloccato dall’opposizione della Lega e dalle divergenze tra i ministeri della Salute e della Giustizia.
Schillaci, che aveva presentato il disegno di legge in Consiglio dei ministri sostenendolo con dati e proiezioni, si è scontrato con le resistenze interne. L’ordine del giorno prevedeva anche altre misure, come la semplificazione per le imprese e l’ingresso di Marche e Umbria nella Zes unica, ma il nodo principale restava quello della responsabilità professionale dei sanitari. Un tema spinoso, su cui governo e maggioranza non trovano un accordo da oltre due anni, nonostante i lavori di una commissione ministeriale che, dopo 600 giorni di studio, aveva prodotto una proposta rimasta poi inevasa.
All’origine dello stallo c’è lo scontro tra i due dicasteri: se la Salute spinge per una tutela più ampia, la Giustizia teme un eccessivo sbilanciamento a favore della categoria. Intanto, le associazioni dei medici protestano. L’Anaao-Assomed, il principale sindacato dei camici bianchi, ha espresso preoccupazione: «Speriamo che il rinvio sia solo una questione tecnica – ha dichiarato – sarebbe inaccettabile un passo indietro».




