Le borse europee pagano lo scotto dello stretto di Hormuz, mentre l’Asia guarda avanti
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Redazione Economia
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L’incertezza generata dai continui capovolgimenti di fronte nello Stretto di Hormuz ha gelato l’avvio di settimana delle principali piazze finanziarie del Vecchio Continente. Se da un lato si era diffusa, nei giorni scorsi, la speranza di una soluzione rapida capace di scongiurare un’escalation militare, la realtà dei fatti — con Teheran che ha nuovamente chiuso il passaggio dopo una breve riapertura -1 — ha riacceso la psicosi sugli approvvigionamenti energetici. In questo quadro di altissima volatilità, gli investitori europei hanno optato per le vendite, penalizzando in particolare Milano e Francoforte: Piazza Affari ha subito un decremento dell’1,36%, un dato reso ancora più pesante dallo stacco dei dividendi di colossi come Unicredit, Mediobanca e Mediolanum, che ha accentuato la flessione dell’indice FTSE MIB. Parigi, dal canto suo, ha aperto in territorio negativo, mentre Londra si è mantenuta poco sopra la parità, in una seduta che ha visto il comparto dei viaggi e del tempo libero guidare i ribassi a fronte di un settore energetico rimasto in positivo.
L’effetto domino del braccio di ferro navale tra Washington e Teheran
La radice di questo scossone va ricercata nelle acque del Golfo di Oman, dove la marina statunitense ha messo a segno quello che viene descritto come il primo atto di forza dall’entrata in vigore del blocco navale. Nel dettaglio, le forze armate americane hanno abbordato e sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana, colpevole di aver tentato di forzare il blocco. Un’operazione, giustificata da Washington con la necessità di fermare un’imbarcazione che aveva ricevuto “un giusto avvertimento” prima che venisse “fermata sul posto con un buco nel locale macchine” -5, che ha spinto i vertici militari di Teheran a promettere ritorsioni immediate. I Guardiani della Rivoluzione, che solo ventiquattr’ora prima avevano riaperto il varco ai mercantili, hanno infatti ribadito che lo Stretto rimarrà inaccessibile finché non sarà revocato l’embargo marittimo. Una decisione, questa, che ha di fatto cancellato l’effetto dei rialzi record di venerdì scorso, quando la tregua sembrava poter tenere, e ha riportato i prezzi del greggio su traiettorie pericolose: il Brent è volato fino a 95,85 dollari al barile, mentre il Wti ha messo a segno un balzo superiore al 7%.
La Bce mette in guardia dallo shock energetico e Milano paga il conto più salato
Se l’Asia, con il Nikkei di Tokyo in rialzo dello 0,88% e il Kospi sudcoreano addirittura a +2,72%, sembra aver incassato il colpo senza perdere la rotta, per l’Europa il quadro è radicalmente diverso. La fragilissima tregua in scadenza, che aveva acceso la luce in fondo al tunnel, si è rivelata un fuoco di paglia: le dichiarazioni del presidente americano, il quale ha ribadito che “non tollererà ricatti” -1, hanno spento ogni entusiasmo. A Piazza Affari, oltre al già citato effetto dividendi che ha mascherato solo in parte la debolezza strutturale, si è registrata una vera e propria emorragia nel settore bancario e automobilistico, mentre i titoli oil (su tutti Eni e Saipem) hanno tentato vanamente di arginare il crollo generale. La tensione è palpabile anche sul fronte obbligazionario, con il rendimento del Btp decennale in risalita e lo spread che tiene banco, in un contesto dove la Bce ha già avvertito che l’impatto sulle forniture sarà “enorme”.
Petrolio e gas tornano a correre in attesa di una diplomazia in stallo
Il prezzo del gas, specularmente al petrolio, ha ripreso a galoppare: il future di Amsterdam ha toccato quota 40,23 euro al megawattora con un progresso del 3,8%. Un incremento, quello delle materie prime, che se da una parte ha sostenuto i pochi titoli energetici del listino, dall’altra ha alimentato i timori di un’inflazione ribelle, proprio mentre le banche centrali guardano con cautela al futuro taglio dei tassi. L’elemento che più di ogni altro sta mandando i mercati in tilt, in questa fase, è la totale imprevedibilità della diplomazia: nonostante l’annuncio di nuovi negoziati in Pakistan, Teheran ha già fatto sapere che non parteciperà ad alcun round finché la marina americana non fermerà le sue operazioni. Il rimbalzo delle quotazioni energetiche, con il Wti stabilmente sopra gli 89 dollari, certifica quindi una realtà crudele: finché le cannoniere controlleranno il passaggio, l’economia europea resterà ostaggio di questa altalena.




