Italia chiude il 2025 in crescita, il Pil supera le stime del governo
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Redazione Economia
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L’economia italiana, che per mesi ha navigato in acque incerte, ha chiuso il 2025 con un rimbalzo inatteso e più vigoroso del previsto. I dati preliminari diffusi dall’Istat, i quali evidenziano una crescita congiunturale dello 0,3% nel quarto trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, disegnano un quadro finale dell’anno più solido di quanto molti analisti, e lo stesso esecutivo, avessero pronosticato. La performance dell’ultima parte dell’anno, che ha visto un’accelerazione rispetto al modesto +0,1% del terzo trimestre, è stata infatti il motore principale per raggiungere una crescita complessiva dello 0,7% sull’intero esercizio. Un dato, questo, che si colloca significativamente al di sopra della stima di +0,5% contenuta nel Documento programmatico di finanza del governo Meloni, il quale aveva preferito un approccio cauto, rivisitando le previsioni al ribasso in un contesto internazionale ancora instabile.
I settori trainanti e il nodo degli inattivi
L’istituto di statistica ha rilevato una congiuntura positiva diffusa, un segnale incoraggiante che ha interessato trasversalmente i diversi comparti. A trainare la ripresa, in particolare, sono stati l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca e il settore industriale, i quali hanno mostrato una tenuta superiore alle attese nonostante le persistenti tensioni geopolitiche e gli alti costi energetici. Il risultato annuale, portato a +0,7% proprio dal rimbalzo dell’ultimo trimestre, colloca l’Italia in una posizione di rilievo nel panorama del G7, confermando una resilienza che pochi si attendevano. A completare il quadro macroeconomico, peraltro, concorre il dato positivo sulla disoccupazione, scesa a nuovi minimi, sebbene l’ombra lunga degli inattivi, saliti al 33,7% con un incremento di oltre trentunomila unità, continui a rappresentare una criticità strutturale di non facile soluzione per il mercato del lavoro.
Una revisione al rialzo che consolida il percorso
La lettura dei numeri deve considerare, inoltre, le consuete revisioni operate dall’Istat, le quali hanno ulteriormente rafforzato il quadro positivo. Per la seconda volta consecutiva, infatti, l’istituto ha rivisto al rialzo la stima del terzo trimestre, un aggiustamento metodologico che, se da un lato ridimensiona leggermente lo scatto dell’ultimo periodo, dall’altro consolida l’idea di un’economia in lenta ma costante ripresa già da mesi. La crescita tendenziale dell’0,8% del quarto trimestre su base annua, del resto, conferma questo trend, dipingendo un’Italia che, pur tra mille difficoltà, ha saputo mantenere la rotta. La performance, se paragonata alle attese degli economisti che si attestavano su un +0,2% per l’ultimo scorcio dell’anno, dimostra una capacità di reazione del sistema produttivo che va oltre il mero dato congiunturale.
Il contesto internazionale e le prospettive
Il quadro che emerge, quindi, è quello di un’economia che termina l’anno su un tono più ottimista, con un Pil che supera le già positive aspettative di governo e mercati. La congiuntura favorevole in tutti i comparti, come sottolineato dall’Istat, unita al calo della disoccupazione, fornisce elementi di soddisfazione per una legislatura che ha fatto della stabilità economica un proprio caposaldo. Resta, come macchia su un quadro per altri versi incoraggiante, la questione degli inattivi, un serbatoio di potenziale forza lavoro che rimane inespresso e che limita la portata della ripresa. In un panorama globale dove l’amministrazione del presidente Trump negli Stati Unati introduce nuove variabili, la robustezza dei dati italiani offre un punto fermo, seppur da monitorare con attenzione per gli sviluppi dei prossimi mesi.




