Piantedosi: "Nelle piazze per Gaza vecchi nostalgici della lotta armata"
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha lanciato un avvertimento circostanziato, parlando di una "ricomparsa sullo scenario di vecchi nostalgici della lotta armata", i quali, sebbene non rappresentino un ritorno immediato alla sovversione, troverebbero spazio nel substrato delle recenti manifestazioni di piazza. Queste affermazioni, rilasciate nel corso della «Festa dell'ottomismo» organizzata dal quotidiano Il Foglio a Firenze, disegnano un quadro in cui la suggestione di reimpiantare ideologie eversive troverebbe terreno fertile tra i cortei, pur senza costituire, almeno per il momento, una minaccia concreta e organizzata. Piantedosi, il quale ha voluto specificare la natura di mero "avvertimento" e non di allarme generalizzato, ha sottolineato come gli investigatori seguano da tempo questi elementi, concentrandosi sulla possibilità che alcune azioni apparentemente coordinate celino, o meno, una strategia precisa.
Il contrattacco del Viminale e il caso dell'antisemitismo
Il titolare del Viminale è andato al contrattacco riguardo alle accuse, mosse da alcune frange dei manifestanti, secondo cui il governo italiano sarebbe complice di un genocidio; definendole prive di fondamento, ha ribadito come l'esecutivo abbia sempre mantenuto "un approccio equilibrato" alla complessa vicenda. Nel delineare il proprio punto di vista, il ministro non ha trascurato di menzionare, seppur di sfuggita, che dall'esercito israeliano potrebbero essere arrivate "qualche esagerazione", in un tentativo di bilanciare le critiche. A completare questo scenario, viene ricordato un episodio di cronaca nera, trattato con il necessario riserbo: a Roma, nel quartiere Marconi, all'alba di domenica 6 ottobre, il proprietario di un panificio kasher ha trovato la propria attività vandalizzata, un fatto che si inserisce in un contesto più ampio dove, da Milano alla capitale, sono stati registrati oltre 220 casi di antisemitismo nel corso degli ultimi due anni.
L'ipotesi di una regia e il vaglio degli inquirenti
Dopo settimane di straordinarie mobilitazioni che hanno attraversato il Paese in sostegno alla Palestina, Piantedosi insiste dunque sull'ipotesi di una possibile regia. Pur riconoscendo il carattere prevalentemente pacifico delle proteste, il ministro punta il dito contro la presenza di quelli che definisce "cattivi maestri", i quali, alimentando suggestioni sovversive, avrebbero potuto ispirare isolati episodi di violenza. Alcuni di questi elementi, come ha precisato, sono al vaglio degli inquirenti, il cui compito è proprio quello di discernere l'eventuale esistenza di un disegno strategico dietro a gesti apparentemente slegati. Si tratta, in ogni caso, di accertamenti che procedono senza preclusioni, analizzando un fenomeno complesso che mescola legittima protesta a derive potenzialmente pericolose.
La differenza tra suggestione e ritorno alla lotta armata
Ciò che il ministro tiene a distinguere, con una certa meticolosità, è la linea di confine tra il vivere una "suggestione" e un concreto "ritorno" alla lotta armata. La prima, secondo la sua analisi, è un fenomeno presente e da non sottovalutare, alimentato da figure nostalgiche che cercano proseliti; il secondo, invece, è una eventualità che al momento non trova riscontro nella realtà operativa delle forze dell'ordine e dei servizi di sicurezza. Questo non basta, tuttavia, per abbassare la guardia, poiché il rischio di una degenerazione della protesta, sebbene remoto, viene considerato seriamente all'interno delle stanze del Viminale, le quali monitorano costantemente l'evolversi di una situazione fluida e multiforme.




