New York, il socialista Mamdani vince le primarie democratiche: Zampolli lo stronca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Zohran Kwame Mamdani, trentatreenne socialista e musulmano di origini ugandesi, ha ribaltato i pronostici vincendo le primarie del Partito democratico per la corsa a sindaco di New York, superando l’ex governatore Andrew Cuomo con un margine di sette punti. Nato a Kampala da genitori indiani – tra cui la regista Mira Nair – e naturalizzato americano solo nel 2018, Mamdani ha costruito la sua campagna su un programma anti-Wall Street e filopalestinese, cavalcando il malcontento verso l’establishment. Una vittoria che il senatore Bernie Sanders ha definito «uno schiaffo al sistema», mentre Alexandria Ocasio-Cortez, tra i suoi sostenitori, ha esultato su X ricordando come «miliardari e lobbisti abbiano speso milioni contro di lui».

Ma non tutti applaudono. Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump per le partnership globali, ha liquidato senza mezzi termini il candidato: «È un ragazzo simpatico, ma totalmente inadeguato e inesperto per guidare la mia città, New York». Un giudizio netto, che riflette le tensioni interne a un Partito democratico diviso tra progressisti e moderati, soprattutto in vista di una sfida elettorale cruciale per una metropoli ancora alle prese con disuguaglianze e crisi abitative.

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