Il clone di Mark Zuckerberg che Meta addestra per parlare ai suoi dipendenti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Dalla Silicon Valley, dove la corsa all’intelligenza artificiale non accenna a rallentare nonostante le turbolenze normative e le rivalità tra big tech, arriva una notizia che mescola innovazione e una certa inquietudine. Meta, il colosso guidato da Mark Zuckerberg, starebbe infatti lavorando a un progetto destinato a ridefinire il concetto stesso di leadership: un clone digitale del suo fondatore e amministratore delegato, un avatar generato dall’IA che potrebbe, in un futuro non troppo lontano, interagire con i dipendenti al posto dell’uomo in carne e ossa. Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, l’idea – ancora in una fase embrionale ma già seguita con attenzione dagli osservatori del settore – prevede la creazione di un personaggio tridimensionale, fotorealistico e in grado di muoversi e rispondere in tempo reale, addestrato sui modi di fare, sul tono della voce e persino sulle mimiche facciali di Zuckerberg.

Un avatar per sentirsi vicini al capo, anche quando non c’è

L’obiettivo dichiarato, spiegano le fonti consultate dal quotidiano britannico, non sarebbe affatto quello di sostituire fisicamente il CEO, né di dar vita a qualche fantasia distopica alla Frankenstein. Al contrario, l’utilità del clone verterebbe sulla gestione del rapporto interno con i dipendenti: un assistente virtuale sempre disponibile, capace di rispondere a domande, fornire indicazioni operative e magari rassicurare i team sui vari aspetti della strategia aziendale. In pratica, chiunque all’interno di Meta potrebbe, in futuro, rivolgersi a questa versione artificiale di Zuckerberg per ottenere un riscontro immediato, evitando i tempi morti della catena gerarchica. La materia prima per l’addestramento, ovviamente, non manca: anni di interviste, discorsi pubblici, post e interventi ufficiali del fondatore offrono un corpus testuale e audiovisivo enorme, dal quale l’algoritmo può imparare a imitare non solo le parole ma anche lo stile comunicativo.

L’addestramento in prima persona e la priorità interna al progetto

Ciò che rende la notizia degna di attenzione – al di là della curiosità tecnologica – è il coinvolgimento diretto dello stesso Zuckerberg nella fase di test e addestramento. Secondo le ricostruzioni, il progetto sarebbe ancora in fase iniziale, ma nelle ultime settimane avrebbe ricevuto una priorità crescente all’interno dei laboratori di Menlo Park. L’azienda starebbe sviluppando personaggi 3D mossi dall’intelligenza artificiale con cui interagire in tempo reale, e l’avatar del fondatore rappresenterebbe il banco di prova più ambizioso. Non si tratta, quindi, di un semplice chatbot testuale: l’obiettivo è restituire una presenza digitale credibile, capace di replicare posture, gesti e persino quell’incedere talvolta goffo che ha reso riconoscibile Zuckerberg in oltre un decennio di apparizioni pubbliche. I dipendenti potrebbero così “parlare” con il capo, porre domande e ricevere risposte tempestive, senza che lui debba effettivamente essere presente.

Le implicazioni per i creatori di contenuti e per il futuro del lavoro

Sebbene l’annuncio riguardi per ora l’uso interno all’azienda, gli analisti intravedono scenari più ampi: la stessa tecnologia potrebbe essere estesa ai creator di contenuti sulla piattaforma, offrendo loro avatar personalizzati per gestire le interazioni con i follower. Meta, del resto, ha già sperimentato in passato soluzioni simili con i propri assistenti IA integrati in Instagram e WhatsApp. La differenza, in questo caso, sta nella scelta di utilizzare l’immagine e la voce del proprio amministratore delegato, una mossa che solleva questioni inedite di identità, responsabilità e autenticità. Nessun dettaglio è stato fornito su tempi di lancio o su eventuali limiti etici imposti al clone, né sono trapelate valutazioni legali interne. Quel che è certo è che Meta continua a spingere sull’acceleratore dell’IA generativa, e questo progetto – per quanto bizzarro possa sembrare – ne rappresenta forse l’espressione più vertiginosa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.