Tel Aviv, colpito il sobborgo orientale Ramat Gan: i soccorritori scavano tra le macerie
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Redazione Esteri
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L’alba di mercoledì 19 marzo ha portato con sé, nell’area metropolitana di Tel Aviv, non la consueta luce mattutina ma il bagliore arancione di un’esplosione. Un missile, lanciato dall’Iran nel corso di un nuovo e intensificato bombardamento, ha centrato in pieno un edificio residenziale nella città di Ramat Gan, sobborgo orientale della metropoli costiera. L’impatto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dalle forze di polizia, è stato causato da un ordigno particolarmente insidioso: una bomba “a grappolo” la cui detonazione, nell’area densamente popolata, ha provocato il collasso parziale della struttura. I soccorritori, in queste ore, stanno letteralmente scavando a mani nude e con l’ausilio di mezzi meccanici tra cumuli di cemento e polvere, nel tentativo di accertare se vi siano altre persone sepolte sotto le macerie, mentre il bilancio delle vittime, al momento, è purtroppo già stato confermato.
Il Magen David Adom, il servizio medico nazionale israeliano noto anche come Stella di David Rossa, ha ufficializzato la morte di due persone, un uomo e una donna entrambi sulla settantina, che si trovavano all’interno dell'edificio al momento dell'impatto. Dalle prime sommarie ricostruzioni, pare che le due vittime non siano riuscite a raggiungere in tempo la safe room, il locale di sicurezza rinforzato obbligatorio in tutte le nuove costruzioni israeliane e comunque presente in molti stabili più datati, un rifugio che avrebbe potuto salvare loro la vita. La tragedia individuale si inserisce in un quadro di paura collettiva che ha tenuto l’intero paese col fiato sospeso per l’intera notte, quando le sirene d’allarme non hanno smesso di ululare dal centro del paese fino a Gerusalemme, passando per ampie zone della Cisgiordania e del sud, costringendo milioni di cittadini a gettarsi nei rifugi.
Parallelamente all'attacco su Ramat Gan, un altro fronte, se così si può chiamare, è stato aperto nel cuore pulsante della cristianità mondiale. Frammenti di missili intercettati o forse, come in altri casi, testate esplose in volo sono piovuti nei dintorni del Santo Sepolcro a Gerusalemme. L’area, che in questo periodo dell’anno pullula di pellegrini giunti per i riti della Settimana Santa, è stata teatro di momenti di autentico terrore: schegge incandescenti hanno danneggiato alcuni edifici religiosi adiacenti alla basilica, e solo quella che molti già definiscono una circostanza fortunosa ha evitato che si piangessero vittime anche tra i fedeli. Padre Faltas, della Custodia di Terra Santa, ha lanciato un appello accorato affinché si ritorni alla ragione, alla mediazione e al dialogo, mentre il fumo si alzava dai tetti dei luoghi che per secoli sono stati simbolo di pace.
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