Gerusalemme, frammenti di missili caduti vicino al Santo Sepolcro e sulla Spianata delle Moschee

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Città Vecchia di Gerusalemme, e con essa alcuni dei luoghi più sacri per le tre religioni monoteistiche, si è risvegliata lunedì sotto una pioggia di detriti bellici, conseguenza diretta dell'ultima raffica di missili balistici lanciata dall'Iran. Le forze di polizia israeliane, intervenute prontamente per mettere in sicurezza le aree colpite, hanno confermato il ritrovamento di numerosi frammenti, alcuni dei quali di dimensioni considerevoli, all'interno del complesso della Spianata delle Moschee – luogo che i musulmani chiamano al-Haram al-Sharif e gli ebrei Monte del Tempio – e nelle immediate vicinanze della basilica del Santo Sepolcro, il sito che la tradizione cristiana indica come il Golgota, dove Gesù fu crocifisso e sepolto. Non solo: altri pezzi dei vettori, o degli intercettori fatti esplodere per neutralizzarli, sono stati rinvenuti nel quartiere ebraico, un reticolo di strette vie e antiche sinagoghe ricostruito dopo la guerra del 1967, a testimonianza di quanto la pioggia d'acciaio si sia abbattuta in modo indifferenziato sul cuore pulsante della città.

Il sistema di difesa aerea israeliano, come è sua natura, si è attivato per fronteggiare l'ondata di attacchi, ma l'impatto con i detriti non è stato limitato alla sola area sacra. Nelle prime ore di mercoledì 18 marzo, un missile iraniano è riuscito a penetrare le maglie della difesa e a colpire un edificio residenziale a Ramat Gan, sobborgo immediatamente a est di Tel Aviv. Il comandante della polizia distrettuale, Haim Sargerof, ha dovuto dare la triste notizia: due persone, un uomo e una donna secondo quanto riportato dai media internazionali, sono state trovate senza vita al terzo piano dello stabile colpito. La dinamica, ricostruita dagli agenti, aggiunge un alone di tragica fatalità all'evento: le vittime, sorprese dall'allarme, stavano correndo verso il rifugio antiaereo situato a pochi metri, ma la deflagrazione le ha raggiunte un istante prima che potessero mettersi in salvo. Le immagini diffuse dall'agenzia Reuters mostrano un paesaggio di macerie e interni sventrati, mentre i soccorritori si affannano tra i detriti per prestare aiuto ai residenti e isolare l'area colpita.

L’esultanza dei soldati e le immagini virali

In netto contrasto con la tragedia di Ramat Gan, un video diventato virale sui social network ha immortalato un momento di tutt’altro tenore. Le riprese, girate sempre nella notte di Tel Aviv, mostrano un gruppo di soldati dell’Idf a terra, con gli occhi al cielo. Mentre il sistema Iron Dome entra in azione e le esplosioni delle intercettazioni illuminano il buio, i militari scoppiano in un’euforica esultanza, abbracciandosi e festeggiando l’ennesimo missile neutralizzato. Le immagini, accompagnate da musica incalzante, ritraggono una scena di guerra vissuta con l’adrenalina di chi, in tempo reale, vede scampato un pericolo immediato, sebbene a pochi chilometri di distanza, a Ramat Gan, quel pericolo si sia invece tradotto in morte.

L’escalation, però, non ha perimetro né confini chiari e definiti. Mentre il cielo di Israele bruciava, un’altra offensiva si consumava in Iraq, con l’obiettivo dichiarato di colpire gli interessi americani nella regione. Nelle prime ore della notte tra martedì e mercoledì, un attacco con droni kamikaze ha preso di mira il compound dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. Una fonte della sicurezza irachena, citata dall’agenzia France Presse, ha confermato l’accaduto: un drone, ha spiegato un funzionario, ha centrato direttamente l’ambasciata, mentre un secondo velivolo, secondo una diversa ricostruzione, sarebbe precipitato nelle vicinanze della recinzione perimetrale di sicurezza. Un cronista dell’Afp presente nella zona ha riferito di aver distintamente udito una forte esplosione, senza che al momento siano stati resi noti eventuali danni alla struttura o la presenza di vittime.

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