Ben Gvir sulla Spianata delle moschee: "Israele deve conquistare Gaza"
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Redazione Esteri
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Milano, 3 agosto 2025 – Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha scatenato un’ondata di condanne internazionali dopo aver guidato un’incursione di coloni sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, luogo sacro per musulmani ed ebrei, dove ha dichiarato che Israele dovrebbe "occupare l’intera Striscia di Gaza" e "incoraggiare l’emigrazione volontaria" dei palestinesi. La sua presenza, accompagnata da centinaia di coloni e dal parlamentare del Likud Amit Halevi, ha violato lo status quo che regola l’accesso al sito, provocando immediate reazioni diplomatiche.
Secondo il Dipartimento islamico Waqf, che gestisce gli edifici religiosi dell’area, almeno 1.251 coloni hanno occupato i cortili intorno alla moschea di Al-Aqsa, mentre Ben Gvir – figura controversa dell’estrema destra israeliana – ha affermato di aver pregato sul Monte del Tempio, gesto considerato una provocazione dalle autorità islamiche. "Non ci fermeremo finché non avremo il controllo totale di Gaza", ha dichiarato, aggiungendo che i palestinesi dovrebbero lasciare "liberamente" i territori.
Le parole del ministro, pronunciate in un contesto già teso, hanno alimentato ulteriori tensioni in una regione dove gli scontri tra Israele e Hamas si sono intensificati negli ultimi mesi. La visita, definita "una grave violazione" dai leader arabi, rischia di compromettere ulteriormente i fragili equilibri mediorientali, soprattutto dopo il recente intervento militare israeliano a Rafah, che ha causato numerose vittime civili.
Ben Gvir, noto per le sue posizioni ultranazionaliste, non è nuovo a gesti simbolici che sfidano lo status quo. Già in passato, le sue incursioni nella Città Vecchia di Gerusalemme avevano innescato proteste e violenze. Questa volta, però, il tono è ancora più esplicito: la richiesta di un’annessione totale di Gaza e l’invito all’emigrazione dei palestinesi rappresentano una svolta radicale, che potrebbe avere ripercussioni non solo sul piano diplomatico, ma anche su quello della sicurezza regionale.




