Il furto sulla strada dell'orrore: i due sciacalli e l'auto che passò oltre
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nella gelida alba torinese di sabato scorso, mentre una pioggia sottile bagnava l'asfalto di via Nizza, si è consumata una vicenda che unisce fatalità e depravazione. Davide Borgione, diciannovenne reduce da una serata trascorsa in discoteca, perse il controllo della sua bicicletta elettrica, forse per un malore improvviso o per un banale errore di equilibrio, precipitando al suolo e riportando un traumatico colpo alla testa. Il giovane, riverso e inerme sulla carreggiata deserta, sarebbe spirato poco dopo in ospedale, ma nei drammatici istanti che precedettero la sua morte, o forse immediatamente successivi, la scena fu contaminata da un atto di abiezione. Due giovani, appena ventenni, scesero infatti da un'autovettura e, approfittando dello stato di incoscienza della vittima, gli sfilarono il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni, per poi dileguarsi senza che nemmeno un tentativo di soccorso fosse compiuto.
La triplice inchiesta e il dolore di un padre
Le indagini, coordinate dalla procura, si sono sviluppate lungo tre direttrici distinte, tutte convergenti verso il reato di omissione di soccorso. Oltre ai due presunti sciacalli, già identificati e denunciati, la magistratura ha posto sotto la lente d’ingrandimento anche la condotta di un automobilista le cui tracce, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbero incrociate con la tragedia. L’uomo, la cui vettura risulterebbe aver urtato il di Borgione già a terra, è ora indagato con la medesima accusa, poiché, stando agli elementi acquisiti, non si sarebbe fermato a prestare aiuto. Fabrizio Borgione, il padre cinquantottenne di Davide, ha espresso con parole crude la propria incredulità dinanzi a tanta spietatezza, domandandosi come sia possibile derubare un ragazzo in fin di vita sul selciato, definendo gli autori del gesto come non-esseri umani e auspicando per loro una pena severa.
Il cruciale contributo delle immagini e della scienza
A dare sostanza giudiziaria all’intera ricostruzione sono state le riprese dei sistemi di videosorveglianza che presidiano quell’incrocio tra via Nizza e corso Marconi, sequenze che gli investigatori stanno analizzando fotogramma per fotogramma. Proprio su quel materiale, la procura disporrà una consulenza tecnica d’ufficio, affidata a un perito, al fine di definire con assoluta precisione la cronologia degli eventi e i movimenti di tutte le persone e i veicoli coinvolti. Un’operazione meticolosa, quella dell’analisi video, che procederà di pari passo con l’esame autoptico sul del giovane, indispensabile per accertare le esatte cause del decesso e per stabilire, in un quadro medico-legale, l’eventuale concorso di altri fattori nella dinamica fatale.
Le trame processuali e la ricerca della verità
La famiglia di Davide, attraverso i propri legali, ha manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento, spinta dal bisogno insopprimibile di conoscere ogni dettaglio di quanto accaduto in quella notte. L’istruttoria, dunque, si muove su un doppio binario: da un lato l’accertamento delle responsabilità penali per chi non ha soccorso, dall’altro la ricerca di una verità più completa che possa dare, almeno in parte, un senso a una perdita così assurda e violenta. Gli inquirenti, mentre continuano a vagliare ogni elemento, non escludono che dalle indagini possano emergere ulteriori sviluppi, in un caso che ha scosso l’opinione pubblica per la sua duplice natura di tragico incidente e di efferato sfruttamento della vulnerabilità umana.




