Sicurezza delle caldaie, l'allarme degli artigiani di Bergamo: "Meno controlli è un rischio"
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Redazione Interno
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Nel panorama delle politiche energetiche e della sicurezza domestica, una proposta di modifica normativa sta sollevando forti critiche da parte delle associazioni di categoria, le quali paventano un pericoloso arretramento sui fronti della tutela ambientale e della prevenzione degli incidenti. Confartigianato Imprese Bergamo, unendosi alla posizione nazionale espressa da Confartigianato, CNA e Casartigiani, ha manifestato una netta contrarietà rispetto alle indiscrezioni che circolano su una possibile riduzione, o addirittura la cancellazione, dei controlli obbligatori per gli impianti termici di piccola potenza.
I numeri del territorio e il cuore della protesta
La contestazione, che si inserisce in un dibattito più ampio a livello nazionale, si focalizza sugli impianti sotto i 35 kilowatt, categoria che – come sottolinea l’associazione bergamasca – comprende la stragrande maggioranza delle caldaie domestiche installate nelle abitazioni private della provincia, con una percentuale che supera il 94%. Eliminare le verifiche periodiche su una tale mole di apparecchi, molti dei quali ormai datati, significherebbe, secondo gli artigiani, abdicare a un presidio fondamentale. Un presidio che, al di là della mera ottemperanza a un obbligo di legge, garantisce la sicurezza delle famiglie, scongiurando tragici eventi di cronaca nera spesso legati a fughe di gas o a malfunzionamenti, e al contempo tutela la salute pubblica attraverso il monitoraggio delle emissioni inquinanti.
La bozza del decreto e lo scenario nazionale
L’origine della polemica risiede in una bozza di decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, destinata a riformare l’attuale regolamento. Il testo, come confermato dallo stesso Ministero pur precisando che non si tratta di una versione definitiva, prospetta un cambio di paradigma: per gli impianti di potenza inferiore ai 70 kW, si passerebbe dalle attuali ispezioni fisiche, svolte da tecnici qualificati, a mere verifiche documentali da remoto, affidate alla consultazione dei catasti degli impianti. Una semplificazione che, se da un lato potrebbe essere vista come uno snellimento burocratico, dall’altro viene interpretata dalle associazioni artigiane come un grave indebolimento del sistema. La preoccupazione, del resto, non è confinata al solo Nord Italia: da Foggia, l’Unione Provinciale Artigiani ha lanciato un analogo allarme, evidenziando come la sicurezza delle famiglie potrebbe essere seriamente compromessa da una simile scelta.
Le ragioni tecniche di una opposizione netta
La contrarietà del mondo artigiano non nasce da una difesa di categoria, bensì da considerazioni tecniche e di principio che pongono al centro l’incolumità delle persone e la qualità dell’aria, elementi che – come ribadito con forza – "non sono negoziabili". Un controllo remoto, per sua natura, non può rilevare l’usura di un componente, un’installazione non a regola d’arte, una piccola perdita o un’imperfetta combustione, tutti fattori che sono all’origine di rischi immediati e di un incremento dell’inquinamento atmosferico. La corretta manutenzione, che va ben oltre la consultazione di un dato anagrafico, assicura inoltre un funzionamento ottimale dell’impianto, con evidenti benefici in termini di efficienza e risparmio energetico. Privare il settore di questo strumento, lasciando milioni di caldaie senza un check-up obbligatorio e competente, viene quindi giudicato un passo indietro pericoloso e regressivo, che espone i cittadini a rischi evitabili e vanifica parte degli sforzi per migliorare la salubrità dell’aria che tutti respirano.




