Il Sud trainante, Roma da record: le imprese italiane guardano a Sud-Est
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Redazione Interno
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Il quadro che emerge dai dati Movimprese del 2025, elaborati da Unioncamere e InfoCamere, conferma una tendenza ormai strutturale: la spinta propulsiva all’economia nazionale arriva in modo netto dalle regioni meridionali. È il Mezzogiorno, infatti, a fare registrare il numero più elevato di nuove imprese sul territorio italiano, un primato che non solo si mantiene ma si consolida, dimostrando come il cambio di paradigma economico, più volte evocato, sia oggi una realtà misurabile. A rafforzare questa narrazione contribuisce il saldo attivo tra nascite e cessazioni, che nel Sud raggiunge livelli particolarmente consistenti, arrivando a rappresentare poco più di un terzo del totale nazionale: un dato che, se da un lato evidenzia una vivacità imprenditoriale fuori dal comune, dall’altro sottolinea una capacità di resilienza e di radicamento nel tessuto produttivo locale.
I settori della crescita meridionale
A trainare questa espansione, come evidenziato dalle analisi, sono settori ben precisi che hanno saputo cogliere le opportunità di trasformazione. Il turismo, innanzitutto, con la sua capacità di attrarre investimenti e di diversificare l’offerta, rappresenta un volano storico per molte aree, mentre la logistica si consolida come colonna portante di un’economia sempre più interconnessa. Non secondaria, e anzi cruciale per il futuro, è la spinta proveniente dall’innovazione, che vede sorgere nuove realtà nei campi del digitale e dei servizi avanzati, segnalando una maturazione del tessuto imprenditoriale che va oltre le tradizionali vocazioni.
Il primato assoluto del Lazio e di Roma
Se il Sud nel suo complesso brilla, a stupire è la performance del Lazio, che si attesta come la regione con il tasso di crescita più alto d’Italia, raggiungendo un notevole +2,07%. Questo incremento, che si traduce in un saldo positivo di 12.259 imprese, porta il totale delle aziende registrate nella regione a sfiorare le seicentomila unità, una cifra che equivale a circa il dieci per cento del panorama imprenditoriale italiano. Dietro questo successo regionale c’è, in modo preponderante, il dinamismo della Capitale, la quale da sola vanta un tasso di crescita del 2,54%, quasi triplo rispetto alla media nazionale dello 0,96%, con un saldo netto di oltre undicimila nuove attività. Una crescita che, sebbene influenzata da eventi eccezionali come il Giubileo e dalle risorse del Pnrr, appare solida e diversificata, coinvolgendo in misura crescente i servizi a più alto valore aggiunto.
La trasformazione del tessuto capitolino
L’analisi settoriale per Roma e il suo territorio mette in luce una specializzazione in evoluzione. Accanto alla tradizionale forza delle attività professionali e del comparto immobiliare, che continuano a registrare numeri importanti, si assiste a una significativa espansione in ambiti come la finanza e, appunto, la logistica e l’innovazione tecnologica. Sono proprio questi campi a rappresentare il motore di una trasformazione più profonda, indicando come la città stia ridefinendo il proprio profilo economico verso settori che richiedono competenze elevate e che promettono maggiore produttività. Il sistema nel suo complesso, del resto, chiude l’anno con un saldo positivo nazionale di 56.599 imprese, corrispondente a una crescita dello stock dello 0,96%, un risultato che supera chiaramente quelli degli anni precedenti e che, pur nella sua eterogeneità geografica, disegna una mappa dell’Italia in cui le zone tradizionalmente considerate periferiche stanno ritagliandosi un ruolo centrale.




