Un cittadino palestinese e il figlio feriti in un attacco di coloni a sud di Hebron, mentre i raid israeliani nel sud del Libano fanno almeno una trentina di vittime

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si infittisce il quadro di violenza in Medio Oriente, nonostante la fragilità di una tregua – annunciata ad aprile – che sembra ormai ridotta a un mero esercizio retorico. Nelle ultime ore, l’esercito israeliano ha intensificato la propria offensiva lungo il confine meridionale libanese, causando una serie di vittime civili che ha portato il conto dei morti a circa una trentina, mentre in Cisgiordania si registra l’ennesimo episodio di aggressione da parte di coloni ai danni di residenti palestinesi.

Attacchi mirati e raid aerei nel sud del Libano e alla periferia di Beirut

Sabato, tre distinti attacchi con droni israeliani hanno colpito obiettivi a sud di Beirut, provocando la morte di quattro persone. Si è trattato di una vera e propria escalation nella capacità di penetrazione dei raid, considerando che questi rappresentano i primi attacchi così ravvicinati alla capitale da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore lo scorso 17 aprile. Contemporaneamente, l’aviazione israeliana ha sferrato una pesante offensiva a tappeto su diverse località del sud del Libano: i raid hanno preso di mira infrastrutture e veicoli in movimento, causando una strage che ha coinvolto intere famiglie. Tra le pagine più drammatiche di questa escalation, la morte di un uomo e della figlia di appena dodici anni, centrati da un drone mentre viaggiavano in moto a Nabatiyeh. I soccorritori hanno lavorato incessantemente tra le macerie, in particolare a Saksakiyé, nei pressi di Sidone, dove un palazzo che ospitava famiglie sfollate è stato completamente raso al suolo: si parla di almeno sei vittime solo in quel contesto, con i bilanci che rimangono provvisori.

Escalation nonostante la tregua: decine di vittime e feriti

I bombardamenti non hanno risparmiato i convogli umanitari né i presidi sanitari, lesionando ulteriormente il già fragile tessuto sociale della regione. Fonti locali parlano di una serie di attacchi che hanno riguardato una dozzina di villaggi, molti dei quali situati oltre il fiume Litani, un’area sulla quale Israele ha imposto una zona cuscino a controllo militare. In un bilancio preliminare, che gli operatori dell’emergenza continuano ad aggiornare con fatica, si contano almeno undici vittime nelle ultime ore in diverse località del sud, mentre i numeri forniti dai media libanesi parlano di un massacro quasi sistematico se si considerano gli scontri dei giorni immediatamente precedenti. Hezbollah, da parte sua, ha risposto con lanci di droni esplosivi verso postazioni militari e convogli israeliani, ferendo diversi soldati e confermando che il confine resta una polveriera pronta a divampare nuovamente da un momento all’altro. La tensione è tale che, nonostante le parti avessero trovato un accordo ad aprile, le ostilità non si sono mai realmente fermate, trasformando la tregua in una parentesi vuota prima della ripresa degli scontri.

Aggressione a sud di Hebron: padre e figlio feriti alla testa

Mentre il Libano conta i propri morti, in Cisgiordania la cronaca si concentra su un episodio di violenza diretta avvenuto nel villaggio di Ash Shuyukh, a sud di Hebron. Secondo quanto riportato dall’agenzia palestinese Wafa, un cittadino palestinese e suo figlio sono stati aggrediti da un gruppo di coloni israeliani mentre si trovavano all’interno della loro proprietà. I coloni avrebbero utilizzato oggetti contundenti per colpirli, ferendoli specificamente alla testa; lo stesso veicolo di proprietà della famiglia sarebbe stato danneggiato, con finestrini infranti e danni strutturali significativi. Le due vittime sono state successivamente trasportate in ospedale per ricevere le cure del caso, mentre le fonti locali descrivono un clima di intimidazione costante in quell’area, dove la presenza di insediamenti illegali alimenta attriti quotidiani con la popolazione autoctona.

Operazioni di soccorso e violazioni degli accordi

La situazione rimane fluida lungo il fronte libanese, dove i soccorritori continuano a cercare dispersi tra le macerie dei palazzi crollati. A Saksakiyé, le ambulanze hanno recuperato diversi corpi senza vita e trasportato numerosi feriti negli ospedali della zona, mentre le squadre di protezione civile lavorano per mettere in sicurezza le aree colpite. L’esercito israeliano, dal canto suo, giustifica gli attacchi con la necessità di colpire infrastrutture militari di Hezbollah, sebbene la maggior parte delle vittime accertate risulti essere composta da civili, tra cui donne e bambini. Le violazioni degli accordi di cessate il fuoco sono ormai all’ordine del giorno, e ogni nuovo raid che si abbatte sul sud del Libano – o ogni attacco missilistico verso il nord di Israele – allontana ulteriormente la possibilità di una stabilizzazione duratura. In Cisgiordania, invece, la cronaca dell’aggressione ad Ash Shuyukh si inserisce in un crescendo di episodi violenti che vedono i coloni agire con crescente frequenza, spesso indisturbati, nelle aree a sud di Hebron.

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