Targa e assicurazione dei monopattini, l’obbligo slitta ad aprile per un intoppo burocratico
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Redazione Economia
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La riforma del Codice della strada, quella del dicembre 2024 che avrebbe dovuto restituire un minimo di tracciabilità ai monopattini elettrici, giace in una sorta di limbo amministrativo. I proprietari di questi mezzi, pronti sulla carta a mettersi in regola, si trovano nell’impossibilità di farlo: la piattaforma telematica progettata per il rilascio dei contrassegni identificativi, i cosiddetti “targhini”, non è stata ancora resa operativa. Il decreto ministeriale del Mit, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 novembre 2025, aveva già fissato ogni dettaglio tecnico ed economico, a partire dal costo di 8,66 euro per ciascuna targa, una cifra che comprende la produzione, l’Iva e una quota destinata a finanziare attività di formazione e sicurezza stradale. La procedura, stando a quanto scritto nero su bianco, sembrava chiara: pagamento tramite il sistema PagoPa e successivo accesso alla piattaforma per completare l’iter, ma è proprio quest’ultimo anello della catena a mancare all’appello, nonostante i termini fissati dal decreto stesso siano ampiamente spirati.
Il nodo della piattaforma, un ostacolo che paralizza la mobilità leggera
L’attesa per la piattaforma, che doveva essere attivata entro novanta giorni dalla pubblicazione del decreto di novembre, si è trasformata in un susseguirsi di rinvii che hanno gettato nello sconforto non solo i privati cittadini ma anche gli operatori del noleggio e della condivisione, il cui mercato, secondo quanto denunciato da Assoutenti, ha subito un tracollo per l’incertezza normativa. Il sistema, infatti, non solo serve a rilasciare la targa, ma rappresenta il presupposto indispensabile per l’obbligo assicurativo: senza contrassegno, e quindi senza la possibilità di identificare univocamente il veicolo, alcuna polizza per la responsabilità civile verso terzi può essere stipulata efficacemente, e i costi di quest’ultima, va detto, oscilleranno verosimilmente tra i 25 e i 150 euro annui a seconda delle garanzie accessorie che si vorranno includere. Il Garante della Privacy, nelle more di questo complesso iter, ha recentemente fornito il proprio nulla osta allo schema di decreto che disciplina il funzionamento della piattaforma, ma lo ha fatto ponendo alcune prescrizioni vincolanti per il Ministero, chiedendo di eliminare ridondanti verifiche anagrafiche e di specificare con esattezza le banche dati utilizzate per i controlli, una condizione, quest’ultima, che impone una modifica del testo e che contribuisce a dilatare ulteriormente i tempi.
Le caratteristiche del contrassegno e i tempi per adeguarsi
Il “targhino”, quando finalmente sarà disponibile, non assomiglierà per niente alle targhe tradizionali delle automobili: si tratterà di un adesivo plastificato, un contrassegno non rimovibile composto da sei caratteri, tre lettere e tre numeri, che dovrà essere applicato in posizione ben visibile, verticalmente, sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo. La numerazione, partendo da BBB222, eviterà le vocali e la lettera Q, e non utilizzerà le cifre zero e uno per prevenire ambiguità di lettura, un dettaglio non secondario pensando ai controlli stradali. Una volta che il Ministero delle Infrastrutture darà il fatidico via libera alla piattaforma, scatteranno automaticamente sessanta giorni di tempo, un periodo transitorio durante il quale i possessori dei monopattini potranno adempiere agli obblighi senza incorrere in sanzioni, e solo al termine di questi due mesi l’obbligo diventerà effettivo a tutti gli effetti, rendendo i mezzi circolanti finalmente visibili agli occhi della legge.
Le conseguenze di un’attesa che si trascina da mesi
L’effetto pratico di questa sequela di intoppi è che sulle strade italiane continuano a sfrecciare migliaia di veicoli potenzialmente pericolosi e di fatto invisibili in caso di incidente o fuga. Il nuovo Codice della strada, nelle intenzioni del legislatore, voleva porre fine proprio a questa situazione, equiparando di fatto i monopattini a veri e propri veicoli leggeri, soggetti a targa e copertura assicurativa obbligatoria, ma il ritardo nell’attuazione rende la norma, al momento, una scatola vuota. Per chi fosse sorpreso alla guida di un monopattino sprovvisto di targa una volta che il sistema entrerà a regime, la multa prevista oscillerà tra i 100 e i 400 euro, una somma non trascurabile che si aggiungerà al costo del contrassegno e della polizza, e che rischia di pesare come un macigno sulle tasche di chi, in buona fede, aveva acquistato il mezzo quando queste regole non esistevano. L’attesa, insomma, si protrarrà ancora per qualche settimana, lasciando i monopattini in una zona grigia che la politica, con i suoi annunci, non era riuscita a cancellare.




