Imprenditore suicida per usura, "Lasciate studiare mio figlio"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   ROMA. Un imprenditore del settore ittico, Massimiliano Marucci, di 54 anni, si è tolto la vita a Guidonia lo scorso marzo, dopo essere stato vittima di una serie di estorsioni che hanno visto il suo debito lievitare da 150mila euro a 600mila euro. La vicenda, che ha portato all'arresto di quattro persone con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso e morte come conseguenza di altro delitto, è emersa grazie alle indagini dei Carabinieri.

Marucci, originario di Palmi, aveva confidato a uno degli usurai la sua disperazione, chiedendo loro di permettere al figlio di circa 20 anni di continuare gli studi. "Te prego solo per mio figlio, fallo finire di studiare", aveva implorato l'imprenditore, ormai sopraffatto dalle minacce e dalle intimidazioni continue. Gli aguzzini, legati alla 'ndrangheta, avevano persino minacciato di tagliargli una mano con un'accetta e di colpire i suoi familiari, trovando sui social network informazioni sulla residenza del figlio.

La storia di Marucci, socio occulto di un'azienda operante nel settore ittico, è stata ricostruita attraverso le testimonianze e i dialoghi presenti agli atti dell'inchiesta. Le estorsioni subite dall'imprenditore, che aveva accettato di versare una parte del debito, lo avevano portato a considerare il suicidio come l'unica alternativa possibile per sfuggire alle minacce ricevute. La sua ultima richiesta, "Vi prego, fate studiare mio figlio", rimane un tragico monito delle conseguenze devastanti dell'usura e delle estorsioni mafiose.

L'inchiesta ha rivelato un quadro inquietante di violenza e soprusi, con gli usurai che non si sono fermati nemmeno davanti alla disperazione di un padre.

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