Napoli, la rapina perfetta nel tunnel sotto il caveau: nel video i banditi con i collant entrano in azione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono le immagini che ti aspetti di vedere in una pellicola degli anni Settanta, eppure quelle che sono spuntate sui canali social del Tg1 mostrano la cruda realtà di giovedì scorso. Tre figure, con il volto offuscato da calze di nylon e il capo coperto da berretti, varcano la soglia della filiale Credit Agricole di piazzale Medaglie d’Oro, nel cuore del quartiere Vomero, con una tale naturalezza da far quasi pensare a un normale ingresso in ufficio. Il dettaglio, quasi grottesco se non fosse per il contesto, è la meticolosità con cui agiscono: mentre due di loro si dirigono probabilmente verso il personale, un terzo, con una sbarra improvvisata, blocca la porta antipanico, neutralizzando l’unica via di fuga che i venticinque presenti – tra impiegati e sfortunati clienti – avrebbero potuto sfruttare.

La messinscena, perfezionata nei minimi particolari, rivela però un lavoro sporco che è maturato molto prima di quell’irruzione lampo. A tradire la portata dell’operazione non è tanto l’ingresso scenografico, quanto ciò che è accaduto dopo, nel silenzio del sottosuolo. La banda non si è limitata a entrare con la forza; è emersa da un budello, un tunnel che hanno letteralmente divorato la roccia e il cemento partendo dalla rete fognaria. Un cantiere illegale condotto probabilmente per settimane, forse mesi, in barba ai sistemi di allarme e ai controlli di superficie. È l’immagine della talpa che scava la propria tana, ignara di chi le cammina sopra.

Ore di terrore e la fuga nei cunicoli: il blitz delle forze speciali arriva tardi

Una volta dentro, con l’aiuto di almeno altre due persone sbucate dal foro nei pressi del caveau, i malviventi hanno preso il controllo della situazione. Sebbene due di loro brandissero pistole – poi rivelatesi giocattoli di plastica, lasciati sul posto a suggellare l’inganno – a tenere bloccate le vittime è stata la psicologia, oltre alla forza bruta. Racchiusi in una stanza, i venticinque ostaggi hanno aspettato che il tempo passasse mentre sotto i loro piedi, o poco lontano, i rapinatori facevano man bassa delle cassette di sicurezza. Il bilancio provvisorio parla di una quarantina di scrigni violati, ma il numero è destinato a salire man mano che i titolari si presenteranno in banca per constatare il buco lasciato dagli scassinatori.

All’esterno, intorno a mezzogiorno, la piazza si era già trasformata in un bunker a cielo aperto. I carabinieri hanno chiuso il perimetro, attendendo l’arrivo dei rinforzi. Solo nel primo pomeriggio i vigili del fuoco sono riusciti ad aprire un varco nelle vetrate blindate per estrarre gli ostaggi, che ne sono usciti provati ma fisicamente incolumi. A quel punto, quando ormai la tensione sembrava alle stelle, è scattato l’intervento dei Gis, le teste di cuoio dell’Arma, fatte arrivare in volo da Livorno per fronteggiare quella che sembrava una situazione di stallo. L’irruzione, coreografata con granate stordite e movimenti fulminei, ha però trovato solo il vuoto. I banditi, terminata la razzia, erano già scivolati via come fantasmi nel dedalo dei cunicoli, lasciando dietro di sé solo gli attrezzi dello scasso e il buco nero del pavimento.

Il mistero del bottino e la pista della “talpa” in banca

Ma cosa cercavano esattamente? E soprattutto, come sapevano dove andare? L’anomalia del colpo sta proprio nella natura del bersaglio. I professionisti del “colpo perfetto” sanno che nei caveau moderni non si tengono più i milioni di lire di una volta, e infatti l’assalto non ha riguardato la cassa contante. L’obiettivo erano le cassette private, quelle custodie blindate che contengono gioielli, documenti, denaro e ricordi. Un bersaglio rischioso, perché il contenuto è una variabile impazzita: alcune saranno piene di pacchi di banconote, altre magari vuote da anni.

Proprio questa selettività, il fatto che i malviventi siano andati dritti all’anticamera del caveau senza incertezze, alimenta l’ipotesi investigativa più solida: quella del basista interno. Qualcuno che conosceva la mappa della filiale, i punti deboli della struttura e, probabilmente, quali cassette avessero un bottino che valeva il rischio di passare settimane a scavare nel fango. Gli inquirenti stanno ora passando al setaccio i filmati delle telecamere esterne per risalire ai mezzi di fuga e identificare i complici rimasti in superficie, mentre nel sottosuolo i tecnici dell’Abc (l’azienda idrica) perlustrano le fogne con i carabinieri, cercando di ricostruire il percorso inverso dei rapinatori. Hanno già recuperato un piccolo gruppo elettrogeno e alcuni attrezzi, utensili di un cantiere fantasma che ha operato indisturbato sotto le strade del Vomero.

Meta Description: Rapina da film al Credit Agricole di Napoli: banditi con collant entrano in banca. Tunnel scavato nel sottosuolo e 25 ostaggi. Caccia alla banda.

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