Fringe benefit per chi lavora la domenica: i chiarimenti del Fisco
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
I buoni carburante e i buoni spesa multiuso previsti da un piano di welfare e destinati ai dipendenti che lavorano la domenica rientrano tra i fringe benefit disciplinati dall'articolo 51, comma 3, del TUIR. Lo ha chiarito l'Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 189/E di ottobre 2026, che affronta il trattamento fiscale delle somme e dei beni riconosciuti ai lavoratori addetti ordinariamente al servizio festivo.
Il piano welfare della società di servizi essenziali
L'interpello è stato presentato da una società affidataria di servizi pubblici essenziali, organizzati sette giorni su sette e senza alcuna distinzione tra giornate feriali e festive. Per il biennio 2026/2027 l'azienda intende introdurre un piano di welfare destinato ai dipendenti chiamati a lavorare ordinariamente anche la domenica, con l'obiettivo di favorire il benessere, la fidelizzazione e la motivazione del personale. L'organizzazione del servizio, infatti, può incidere sulla vita personale e familiare di chi non dispone con regolarità del giorno festivo.
Il piano prevede l'erogazione di buoni carburante e di buoni spesa multiuso, strumenti che l'amministrazione finanziaria ha ricondotto alla categoria dei beni e servizi ceduti o prestati al lavoratore a titolo di benefit. La qualificazione è il presupposto per stabilire se il valore riconosciuto concorra o meno a formare il reddito di lavoro dipendente.
Come funziona l'esenzione entro i limiti di legge
Secondo la disciplina richiamata dall'Agenzia, il valore dei beni e dei servizi concessi al dipendente non entra nel reddito imponibile se, nel periodo d'imposta, non supera una soglia stabilita dalla legge. Per il triennio 2025-2027 la soglia è di 1.000 euro annui per la generalità dei lavoratori e sale a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Il meccanismo non prevede una franchigia: se il valore complessivo eccede il limite, l'intero importo diventa imponibile e perde l'agevolazione, con le relative ricadute fiscali e contributive.
Per il datore di lavoro il quadro è rilevante anche sul piano dei costi. Un compenso in denaro, come un premio di fine anno, è soggetto a tassazione e contribuzione ordinarie, mentre un benefit che resta entro la soglia non genera prelievo né per il dipendente né per l'azienda. È la ragione per cui, a ridosso della chiusura dell'esercizio, molte imprese confrontano la scelta tra premio monetario e rimborso di utenze domestiche, affitto o interessi sul mutuo della prima casa.
Le altre forme di benefit confrontate a fine anno
Rientrano tra i fringe benefit anche i rimborsi delle bollette di luce, acqua e gas, delle spese di locazione dell'abitazione principale e degli interessi passivi sul mutuo per la prima casa. Questi importi sono computati nello stesso massimale dei buoni carburante e dei buoni spesa, per cui il datore di lavoro deve verificare il cumulo di tutti i benefit già attribuiti prima di aggiungerne di nuovi.
Il lavoratore, dal canto suo, deve poter documentare le spese rimborsate, mentre i buoni multiuso devono avere le caratteristiche previste per i titoli di legittimazione che consentono di acquistare beni e servizi di diversa natura presso un unico emittente.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
