Nordio a Venezia, tra cinema e giustizia: il ricordo del caso Tortora

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, ha assistito – non senza un certo coinvolgimento personale – alla proiezione delle prime due puntate di «Portobello», la nuova opera televisiva firmata da Marco Bellocchio che ripercorre la drammatica vicenda giudiziaria di Enzo Tortora. L’ex magistrato, che ha concluso la propria carriera come procuratore aggiunto proprio a Venezia, ha colto l’occasione per una riflessione autocritica, ammettendo pubblicamente, sebbene in forma generica, come anche un pubblico ministero possa talvolta commettere errori gravissimi, finendo per mandare in carcere persone innocenti.

La serie, presentata in anteprima al Lido, affida a Fabrizio Gifuni il complesso compito di interpretare il celebre presentatore, divenuto suo malgrado il simbolo di uno dei più eclatanti errori giudiziari italiani. Bellocchio, con la sua regia, ricostruisce il calvario subito da Tortora a partire dal 1983, quando fu arrestato con l’accusa, poi rivelatasi del tutto infondata, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Una vicenda kafkiana che segnò profondamente non solo la vita del conduttore, ma l’intero sistema, offuscato da investigazioni frettolose e da un processo mediatico senza quartiere.

Gifuni, intervistato sulla sua interpretazione, ha svelato il meticoloso lavoro dietro la caratterizzazione, sottolineando la difficoltà di evitare la semplice caricatura di un personaggio così iconico e spesso imitato. «Parto sempre da un sentimento interno, da un’emotività», ha spiegato l’attore, delineando un approccio che privilegia l’identificazione psicologica prima di arrivare a quella fisica, in un percorso supportato da uno studio approfondito della persona e del contesto storico in cui si trovò suo malgrado a essere protagonista.

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