Goldman Sachs promuove Intesa sull'Opas, Meloni: su Mps decide il mercato
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Redazione Economia
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Gli analisti di Goldman Sachs hanno alzato il target price su Intesa Sanpaolo portandolo da 7,50 a 7,80 euro per azione, confermando la raccomandazione di acquisto. La revisione è arrivata all'indomani dell'assemblea straordinaria degli azionisti che ha autorizzato con il 96,96% dei voti favorevoli l'aumento di capitale a servizio dell'Opas su Monte dei Paschi di Siena. Il titolo ha chiuso in rialzo del 2,55% a 6,83 euro, avvicinandosi al record storico di 6,93 euro, trainando l'intero comparto bancario di Piazza Affari.
Le stime della banca d'affari americana
Secondo il report di Goldman Sachs, l'operazione su Siena non si limita a consolidare il sistema bancario, ma aumenta la capacità del gruppo di generare utili e remunerare il capitale. Il piano stand alone indicava per Intesa un utile netto superiore agli 11,5 miliardi di euro nel 2029; con l'integrazione di Mps la previsione sale oltre i 16 miliardi. Si tratta di più di 4,5 miliardi di utile aggiuntivo, quasi il 40% in più rispetto allo scenario senza l'operazione.
Gli analisti americani mettono in guardia il gruppo milanese solo dal rischio di eventuali operazioni straordinarie diluitive, uno scenario che con Mps non rischia di concretizzarsi.
La stessa dinamica si ritrova nella remunerazione degli azionisti. Tra il 2026 e il 2029 Intesa prevedeva di distribuire complessivamente circa 50 miliardi di euro tra dividendi, buyback e altre forme di remunerazione del capitale. Con l'integrazione di Mps la cifra sale a circa 61 miliardi. Undici miliardi in più che, nelle intenzioni del ceo Carlo Messina, trasformano l'acquisizione in un acceleratore del piano d'impresa non solo sotto il profilo dimensionale, ma anche sotto quello della creazione di valore per gli azionisti.
Per Goldman, l'operazione si inserisce in un percorso di crescita strutturale degli utili frutto della forte diversificazione dei ricavi: il margine di interesse rappresenta circa il 54% dei ricavi di Intesa, che si traduce in una minore sensibilità degli utili ai futuri movimenti dei tassi. Per la banca d'affari si tratta di una combinazione di redditività e ritorni agli azionisti che non è ancora riflessa nei valori di Borsa: Intesa tratta a circa 10,2 volte gli utili attesi per il 2027, a sconto rispetto ai valori del settore in Europa.
Il sostegno degli investitori istituzionali
Dietro il voto pressoché bulgaro dell'assemblea c'è soprattutto il sostegno di una larghissima parte degli investitori istituzionali, molti dei quali siedono anche nel capitale di Mps. All'assise ha partecipato il 63,9% del capitale sociale, con il 69,61% del capitale presente riconducibile a investitori istituzionali, il 29,45% a fondazioni, lo 0,04% al retail e lo 0,9% ad altri soci. Hanno dato luce verde big dei fondi come BlackRock, Vanguard e Norges che insieme hanno circa il 10% del capitale di Intesa e sono anche azionisti del Montepaschi.
BlackRock detiene circa il 5,1% di Intesa e poco meno del 5% in Mps, Vanguard rispettivamente il 3,5% e il 2,6%, Norges Bank l'1,2% e il 3,1%.
La delega attribuita al consiglio di amministrazione consente l'emissione, entro il 10 settembre 2027, di un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni, che saranno utilizzate come corrispettivo nell'ambito dell'offerta sulla totalità dei titoli ordinari di Monte dei Paschi. Le modifiche statutarie hanno già ricevuto i necessari provvedimenti della Vigilanza, compresa l'autorizzazione alla computabilità nel Common Equity Tier 1 delle azioni emesse a servizio dell'operazione.
Anche Morningstar DBRS ha migliorato il rating della banca, diventata l'unico grande istituto europeo a forte concentrazione domestica ad avere un giudizio superiore a quello del debito sovrano del proprio Paese.
La posizione del governo e la strategia di Lovaglio
Sul futuro dell'istituto senese il governo ha fatto capire di non avere intenzione di intervenire nella partita. «Il futuro di Mps è una questione che riguarda il mercato, il governo attualmente non ha un ruolo», ha detto da Vercelli la premier Giorgia Meloni, prima di aggiungere che sul futuro della banca può «dire poco, sul passato posso dire tanto. Quando noi siamo arrivati al governo, oggi è un gioiello oggetto di molto interesse». Il Mef detiene attualmente una quota del 4,86% nel capitale della banca senese.
Intanto l'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, stretto all'angolo dall'offerta di Intesa, non ha alcuna intenzione di arrendersi. La sua strategia resta quella di proseguire nel progetto industriale annunciato al mercato con le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, operazioni giuridicamente distinte che puntano alla costituzione di una holding in modo tale da consentire a Mps di mantenere un profilo di rischio più contenuto, lasciando al tempo stesso a Banca Generali una gestione autonoma all'interno della nuova struttura societaria.
L'operazione su Banca Generali appare la più impegnativa, Banco Bpm potrebbe rappresentare una seconda fase del progetto. Siena è infatti stretta nelle maglie della passivity rule, che le impedisce di varare operazioni senza l'ok della plenaria dopo l'offerta di Intesa.
Il nodo principale resta la posizione di Crédit Agricole, che detiene il 29,3% di Banco Bpm e non ha mai nascosto la propria freddezza nei confronti dell'ipotesi avanzata da Lovaglio. Qualunque soggetto intenzionato a intervenire sull'istituto dovrà necessariamente confrontarsi con il gruppo francese. Sul fronte giudiziario, nel processo sui crediti deteriorati di Mps la Procura di Milano ha chiesto le condanne a tre anni di reclusione per falso in bilancio di Massimo Tononi, all'epoca presidente di Mps e attuale presidente di Bpm, e per Fabrizio Viola, ad e dg all'epoca di Mps.
Le vicende risalgono al periodo tra il 2014 e il 2016. I pm hanno chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste dell'ex presidente Alessandro Profumo e del dirigente Arturo Betunio.
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